Pirlo, Van Bommel e il Milan dentro Quattro Stracci di Francesco Guccini

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Dopo cinque anni di dominio nerazzurro, il campionato italiano 2010-2011 è l’anno dell’altra sponda di Milano. Il Milan di Massimiliano Allegri è da subito favorito alla conquista dello scudetto. L’Inter fresca di triplete sembra essere diversa dopo la dipartita di Mourinho e l’arrivo in casa Milan di Zlatan Ibrahimovic e Robinho sembra aver cambiato gli equilibri della Serie A. I rossoneri convincono tutti, Ibra Robinho e Pato concluderanno la stagione con quindici reti a testa, Boateng e Abate saranno le rivelazioni della stagione e la dirigenza sostituirà la partenza a gennaio di Ronaldinho con un più che mai fanta Antonio Cassano.

Andrea Pirlo nel 2011 ha 32 anni, non è vecchio ma non è giovanissimo. La stagione in corso vede un Pirlo ridimensionato dagli infortuni e un suo rapporto non sereno con la dirigenza. Il Milan ha deciso che i rinnovi contrattuali agli over 30 saranno solo di un anno, ma Andrea che è più giovane rispetto agli altri senatori dello spogliatoio chiede un rinnovo triennale, la società non lo accontenterà. Anche con mister Allegri il rapporto non decolla, per la prima volta dopo dieci anni Andrea Pirlo non è più insostituibile all’interno degli undici titolari e come se non bastasse Allegri decide di togliergli le chiavi del centrocampo rossonero e spostarlo dal suo ruolo di regista davanti alla difesa a quello di mezz’ala sinistra, decidendo di inserire come regista di rottura il mediano olandese Van Bommel.

Davanti alla difesa pensavo di poter dare ancora il meglio di me. Un pesce quando il mare è profondo respira, se lo spostano sotto il pelo dell’acqua si arrangia, ma non è la stessa cosa.

Andrea Pirlo

La stagione prosegue e il Milan vince senza l’aiuto di Pirlo, Van Bommel ha delle caratteristiche perfette per il gioco di Allegri e senza troppa fatica si prende il posto di regista a scapito del campione del mondo italiano. La concretezza e l’attenzione in fase difensiva di Van Bommel hanno preso il sopravvento sulla classe e sull’immensa fantasia di Pirlo che a fine stagione, dopo anni a Milanello, saluta tutti e va alla Juventus, una squadra in fase di ricostruzione dopo la serie B e i settimi posti degli ultimi anni.

Pirlo (d) esulta con Allegri dopo avere realizzato il goal dell’1-0 per il Milan durante la partita di serie A Parma-Milan allo stadio ‘Tardini’ di Parma

Immaginiamo la fantasia di Andrea Pirlo che smette di esprimersi sul rettangolo di gioco e per un attimo vola altrove. Immaginiamo che il suo estro voglia parlare del suo rapporto con il Milan e con Allegri, con la sua scelta di preferirgli il più concreto Mark Van Bommel, e immaginiamo che voglia parlarne in un testo di una canzone: credo che ciò che ne verrebbe fuori sarebbe qualcosa di molto simile a Quattro stracci di Francesco Guccini.

La noia data da uno non pratico
Che non ha il polso di un matematico
Che coi motori non ci sa fare
E che non sa neanche guidare
Un tipo perso dietro le nuvole e la poesia

Sono parole che, con il dovuto sforzo romantico, potrebbero uscire dalla sua mente. Parole che descrivono sentimenti che l’impenetrabile maestro del calcio avrà certamente provato nel vedere il club da lui portato sul tetto del mondo dimenticarsi delle sue prodezze e delle sue fantasie a favore di un calciatore fortissimo ma certamente meno brillante. La prima stagione di Pirlo con la Juventus è uno spettacolo, non solo la Juventus vince il campionato, ma si può dire che i bianconeri siano una squadra di note orchestrate sinfonicamente dalla musica dei piedi del maestro Pirlo. In ogni azione il suo zampino, in ogni passaggio un’intuizione: 3 gol e 14 assist sono il suo bottino a fine stagione, ma comunque non bastano a comprendere il suo contributo alla squadra di Conte.

Il Milan è favorito ma non vince e a fine anno in piena crisi societaria è costretto a smantellare la rosa: via tutti i senatori per motivi anagrafici e Ibra e Thiago Silva ceduti entrambi al Psg in estate. Pirlo inizia con la Juve un ciclo vincente che culmina con la finale di Champions raggiunta al quarto anno di permanenza bianconera, il Milan un ciclo di stagioni deludenti e soprattutto senza gioco. Ciò che manca in casa rossonera è proprio un giocatore come Pirlo.

Fumare e scrivere ti suona strano
Meglio le mani di un artigiano
E cancellarmi è tutto quel che fai
Ma io sono fiero del mio sognare
Di questo eterno mio incespicare
E ridi in faccia a quello che cerchi e che mai avrai

Il Milan ha cancellato il maestro preferendogli i piedi duri di un artigiano e adesso lui, fiero del suo modo di interpretare il calcio riesce a ridere in faccia a quello che il Milan cercava: iniziare un nuovo ciclo senza i suoi lanci, senza le sue punizioni e la sua visione di gioco. Pirlo in campo sembra una giovane promessa che deve ancora dimostrare tutto, gioca con la voglia di un ragazzo tutte le partite, è sempre più vecchio ma sembra quasi non aver perso quella follia che viene spesso repressa dai calciatori quando maturano in esperienza insieme all’età. Non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza ad invecchiare senza maturità. Ma poi chi ha detto che tu abbia ragione, ognuno vada dove vuole andare ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me che cos’è la libertà, sembrano tutte parole nascoste nella traiettoria del pallone che, il sei ottobre del 2013, si insacca nella porta dei Abbiati poco dopo essere calciato da di Andrea su punizione al 15’ di Juventus-Milan.

Per rifiutare sei stata un genio
Sprecando il tempo a rifiutare me

Come se fosse una vecchia amante con cui, a causa dell’incomprensione, la storia è finita male, il Milan riceve da Pirlo una lezione esemplare: Andrea solleva uno scudetto dopo l’altro dominando e convincendo in ogni competizione e risulta uno dei calciatori italiani più apprezzati all’estero, anche grazie alle prestazioni con la maglia azzurra nell’Europeo perso in finale nel 2012 e nello sfortunato Mondiale del 2014, nel quale Pirlo risulta l’unico salvabile degli azzurri. Ora scommetto che vorrai provare quel che con me non volevi (più) fare, fare l’amore, tirare tardi o la fantasia sembra dire Pirlo al Milan ogni volta che lo incontrerà negli anni finali della sua splendida carriera. La canzone di Francesco Guccini (sempre col dovuto sforzo romantico) sembrerebbe adatta a parlare di questa storia d’amore finita male, finita per un’incomprensione tattica, come per un’incomprensione è finita la storia con la donna di cui il cantautore emiliano parla nel brano.

Quando sei dentro vuoi esser fuori
Cercando sempre i passati amori
Ed hai annullato tutti fuori che te
Ma io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri
Quei quattro stracci in cui hai buttato l’ieri
Persa a cercar per sempre quello che non c’è
Io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri
Quei quattro stracci in cui hai buttato l’ieri
Persa a cercar per sempre quello che non c’è

Triplice fischio.

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