Sister Rosetta Tharpe: la donna che inventò il rock’n’roll

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La fuga dal profondo sud, l’adolescenza passata a suonare e cantare nelle chiese tra Chicago e New Orleans, poi l’approdo a New York e il successo stellare negli anni ’40. Rosetta Tharpe fu la prima a caricare di un’energia nuova i cori gospel e la musica soul. Senza di lei non avremmo avuto Elvis, Chuck Berry e Little Richard. Nonostante ciò, nell’Olimpo del rock’n’roll, Rosetta Tharpe è una divinità dimenticata.

La storia di Rosetta Tharpe inizia nel lontano 1915 a Cotton Plant, un paesino tra Mississippi e Arkansas. I genitori sono raccoglitori di cotone e la vita è più dura di quanto si possa immaginare (anche se basterebbe fare un giro nelle piantagioni di pomodori sparse nel Belpaese per capire che in più di cento anni è cambiato ben poco). I braccianti di Cotton Plant trovano conforto nella chiesa e tirano avanti anche grazie alle madre di Rosetta, Katie Bell Nubin, che ogni giorno suona la chitarra e canta per la comunità.

Negli anni ’20 inizia la grande migrazione. Milioni di afroamericani, tra cui Katie Bell e Rosetta, fuggono verso gli Stati Uniti del nord, dell’est e del mid-west in cerca di un futuro migliore, lontano il più possibile dalle piantagioni in cui erano cresciuti. Madre e figlia iniziano così un lungo viaggio che le porterà a Chicago, nell’Illinois. Nella “città del vento”, i fedeli impazziscono per la bambina prodigio da Cotton Plant. Rosetta ha appena dieci anni ma canta come una professionista e suona diversi strumenti, il suo futuro nella musica sembra già scritto.

Passano altri dieci anni, Rosetta è una giovane donna e dietro consiglio della madre sposa un reverendo. In poco tempo però, l’uomo si rivela per quello che è: un violento maschilista interessato al successo della ragazza per ricavarne quanta più ricchezza possibile. Madre e figlia sono costrette a fuggire nuovamente, stavolta verso New York.

Rosetta è un genio musicale e ben presto se ne accorgeranno anche i produttori discografici newyorkesi. Nel frattempo inizia a suonare nei locali notturni della Grande Mela. Le sue canzoni hanno un’energia fuori dal comune, sono veloci e ritmate. I giovani si innamorano del suo stile ma i fedeli che prima la adoravano iniziano a indignarsi. Odiano il fatto che Rosetta canti le parole di Gesù in quel genere di locali. Per nostra fortuna, Rosetta non si lasciò scoraggiare.

Nel ’38 inizia finalmente a pubblicare i primi dischi (ne inciderà solo quattro in carriera) e il successo arriva in fretta. In tutti gli Stati Uniti si ascolta la giovane donna afroamericana di Cotton Plant. Rosetta è una vera rockstar dell’epoca e nei concerti imbraccia una Gibson SG color panna (nota come diavoletto), la chitarra resa iconica da miti come Hendrix, Eric Clapton, Angus Young e molti altri.

A 49 anni, nel 1964, la fama di Rosetta Tharpe arriva nel vecchio continente. In Inghilterra è scoppiata la mania del blues, e Rosetta sta per iniziare un tour europeo affianco a Muddy Waters. La prima tappa è all’American Folk Blues Festival, dove suona su un palco allestito in una vecchia stazione ferroviaria, sotto una pioggia incessante. Il pubblico inglese è sbalordito. Rosetta canta, poi parla con gli spettatori, il suo concerto sembra un lungo discorso impossibile da ignorare. Nessuno avrebbe mai immaginato che una signora, una “big mama”, fosse in grado di far urlare una chitarra in quel modo, alternando assoli e giri blues ritmati e coinvolgenti.

Conclusa l’esperienza europea, la fama di Rosetta è destinata a scemare fino a sparire quasi del tutto. Negli Stati Uniti la moda è cambiata. Ora il pubblico preferisce i giovani ribelli. È l’avvento del “sex, drugs & rock’n’roll”. Le canzoni di Rosetta Tharpe, inno all’amore verso gli altri e verso Gesù, sono ormai considerate roba vecchia, anche se ascoltandole è chiaro come Elvis e compagnia bella si siano ispirati a lei. Fu lei a inventare quel sound.

Alla fine degli anni ’60, Rosetta si trasferisce a Philadelphia, dove morirà nel 1973. Fu sepolta in un cimitero senza nemmeno una lapide a ricordarne il nome e passò gli ultimi anni soffrendo a causa di un diabete che la consumò lentamente. Solo nel 2008, grazie a un concerto appositamente organizzato, verrà eretto un memoriale in suo nome. Oggi, sta a noi amanti del blues e del rock ricordare Rosetta Tharpe, sapendo che è solo grazie a lei se esiste la musica che amiamo e con la quale siamo cresciuti.

“You know what? We got to have more love, more understanding everyday of our lives. And that’s all…”

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