I Daughter: diventare adulti nel nuovo millennio

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I Daughter nascono a Londra nel 2010, dalla ventenne Elena Tonra, dalle origini Italo-Irlandesi, (che già suonava col nome Daughter) e due colleghi della scuola di musica, ossia il chitarrista Igor Haefeli e il batterista Remi Aguilella. Partono abbastanza bene, seppur quasi in sordina, incidendo un EP già nel 2010 Demos EP e l’anno successivo His young heart e un terzo lo stesso anno, The Wild Youth il primo a non essere autoprodotto, che contiene un pezzo fondamentale per la loro carriera, Youth. La ritroveremo due anni dopo nel 2013 come singolo del primo disco inciso per la 4AD (quella dei Bon Iver, e dei St. Vincent), If you leave, un disco di circa 45 minuti che racchiude l’essenza primaria “Indie-folk rock” del gruppo.

Si nota già al primo ascolto anche una buona tendenza all’acustico oltre che alla cura nelle minuzie gli effetti musicali, i ritmi e i testi poetici, quasi ipnotici, che la rendono in miscela ai testi un vero e proprio connubio calcolato di generi che spaziano dal Dream pop, allo shoegazing (gli echi ricorrenti della voce), oltre che alla musica cantautorale con l’aggiunta di un pizzico leggero ma efficace di indietronica (che rimanda tanto ai Postal service o ai ricercatori musicali per eccellenza inglesi, i Radiohead), che girano appunto sulla base del Folk rock. Ed è proprio quest’unione che rende eccezionali i Daughter, già da subito coinvolgenti e maturi.

La Tonra ed Haefeli, co-producer del disco, avevano appena terminato la loro relazione prima di entrare in studio e registrare, sfruttando la loro storia e il periodo che stavano vivendo musicalmente e privatamente, per la stesura dei testi e l’arrangiamento musicale. Haefeli apprezza gli scritti di Tonra che spesso non cambia nemmeno una parola, anzi probabilmente fa girare ogni nota prodotta attorno a ciascuna lettera del testo, mettendola in un sistema testocentrico, al fine di non perdere la poeticità e il coinvolgimento emotivo che può dare il brano.

Arpeggi acustici o amplificati con riverberi leggeri ed essenziali, che non tolgono spazio alla voce di Elena, poliedrica al punto giusto, mai negli eccessi, che raccoglie il pathos dei testi usciti dalla sua penna, trasmettendo all’ascoltatore le emozioni da lei vissute, toni che si fanno a volte leggeri, a volte più truci, arresi o accesi a seconda del pezzo o della situazione.

In agosto del 2013, il 15, esce come detto prima, Youth, terzo singolo dell’album, il pezzo consacrazione al pubblico indie. Un arpeggio iniziale, (forse ripreso successivamente dai Pinguini tattici nucleari in Irene?- lo ricorda parecchio, ed è bellissimo pensare che si siano ispirati ai D.) in pieno stile Daughter, che sembra di vederli in studio mentre piove in una Londra uggiosa e non propriamente allegra con toni a tratti cauti e quieti fino a diventare più amari appena il rullante e il riff elettrico si palesano all’ascolto, in sottofondo l’hammond ricalca senza troppi eccessi di ricercatezza l’atmosfera già data dai cordofoni e dal drum-set, quest’ultimo a suo modo efficace al punto giusto quando chiamato in causa. Il finale quasi di getto sfuma verso il pezzo successivo, Still.

E via coi fiotti di parole, a rush of words, sull’ansia della vita di una ventiduenne comune, sballottata dai sentimenti, sul senso di ricerca del proprio se e l’accollarsi il peso della maturità, sul cercare di arrivare indenni all’età adulta. Descrivono in maniera poetica il logorio che lascia la lancetta segna tempo, le persone andate che hanno lasciato un segno indelebile in noi, che siamo rimasti a logorarci nell’ansia, che brucia dall’interno, quasi come se si provasse piacere, che elimina i sentimenti passati. Ma “noi siamo la gioventù selvaggia e incosciente, impavida, che cerca e vuole rivelare la verità, che se si soffre ancora una volta arrivati in cima, se c’è il “rush of blood to the head”, si è stati fortunati, riferimento indubbio a chi non riesce a passare indenne oltre il ponte.

Poi quasi come contrapporsi al fuoco interno, l’alluvione che distrugge la casa, che fa perdere tutto, a tratti anche la speranza, mentre il partner le spezza il petto e il cuore mentre il finale non va parafrasato, in quanto rende l’idea da solo, andando quasi a ribadire come a volte ci si faccia del male da soli, per ricordare quella persona, quell’amore andato, che ha finito il carburante da un pezzo, ma che si cerca di tenere acceso quantomeno nel ricordo, seppur lontano che sia.

E se voi siete innamorati, siete quelli fortunati
Perché la maggior parte di noi provano amarezza per qualcuno.
Dando fuoco al nostro interno per divertimento,
Per distrarre i nostri cuori dal fatto che ci siano mai mancati
Ma mi mancherà per sempre
e tu l’hai causata
e tu l’hai causata

e tu l’hai causata

And if you’re in love, then you are the lucky one,
‘Cause most of us are bitter over someone.
Setting fire to our insides for fun,
To distract our hearts from ever missing them.
But I’m forever missing him.
And you caused it,
And you caused it

Oggi i Daughter, già musicalmente maturi e professionali dagli esordi, hanno all’attivo tre dischi studio che rappresentano a pieno la loro essenza dove si coglie il cambiamento, la ricerca della perfezione, pur rimanendo ancorati all’idea iniziale del loro concetto di fare musica, oltre che numerosi concerti e festival alle spalle consolidando il posto nel panorama musicale Europeo e dell’indie mondiale. Elena Tonra invece ha esordito con un progetto parallelo, chiamato Ex:Re, con un disco all’attivo, a mo’ di concept album, il cui argomento è nientemeno che un amore finito.

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