Warning Sign: riflessioni di vita dai Coldplay dei primi Duemila

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Partiamo dall’album: A rush of blood to the head, manco a dirlo, riscosse un grandissimo successo e il gruppo cominciò a consolidare la propria posizione all’interno del panorama musicale non solo europeo, ma mondiale; già Parachutes, aveva fatto vedere di che pasta erano fatti, ma questo disco sembra avere una marcia differente.

All’epoca i quattro attraversarono un periodo di maturazione, sia in campo discografico che personale, e la registrazione del disco fu quasi maniacale, ma dopo circa dieci mesi di registrazioni e prove incessanti riuscirono a trovare i vari mix e tirar fuori questo disco spettacolare che attraversa toni più quieti, come The Scientist, Green eyes, e pezzi leggermente più accesi, Clocks, e da un lato anche la stessa Amsterdam, ma tutto sommato comanda la music -line acustica e non troppo frizzante, con chitarra, piano e batteria, mai arroganti, e con a volte un pizzico di archi a condire tutto. A dirla tutta non si trovano quei pezzi estivi e tintinnanti, ma 11 tracce per 54 minuti che lasciano un segno e riportano a quasi 18 anni fa, e anche chi era solo un bambino se li ricorderà abbastanza bene.

Non è un disco frutto del relax e di un cullarsi nel precedente successo, ma della maturazione in senso stretto del termine, di quelle crisi date dai cambiamenti che attanagliano tutti nella ricerca del proprio essere, che ovviamente hanno attanagliato anche i quattro londinesi.

Warnign Sign, dei Coldplay, ottava traccia del disco A rush of blood to the head (letteralmente “un afflusso di sangue verso la testa”), del 2002, è senza dubbio un pezzo senza arroganza con un minimo di dolcezza che porta a una sorta di quiete interiore. Una vera e propria ballata, da relax post lavoro o post esame, o da post lascito non proprio da viaggio o

Il testo parte subito con delle riflessioni che portano Chris, (o Andy, Jonny o Guy) ad affermare che qualcosa che non va c’è, segni di malessere e segnali di avvertimento, quei warning signs che portano a dichiarare quella mancanza che lo corrode dentro, quel punto fisso nella vita di un venticinquenne che sta cambiando, a cui si vorrebbe appigliare per non essere sballottato ancora di più, e il pentimento, di averla lasciata andar via, e non aver lottato per quest’isola nell’oceano burrascoso.

Nel finale si palesa il pentimento, sottolineato dalla scomparsa della batteria e dalla comparsa del classico falsetto di Martin, e si cerca quantomeno un rimedio, strisciando tra le sue braccia aperte. Facendo un piccolo parallelismo, la successiva Do I wanna Know, degli inglesi Arctic Monkeys, riprende nel ritornello una frase simile (“I’m crowling back to you”) ed è bello pensare che si siano ispirati ai loro conterranei.

So I crawl back into your open arms 
Yes I crawl back into your open arms
And i crawl back into your open arms
Yes I crawl back into your open arms

L’intro in chitarra elettrica poco distorta e la voce di Chris, sottolineano l’importanza di queste parole e di questa riflessione, basso e batteria semplici ma mai di poco conto, il riff di chitarra e gli archi a metà canzone annotano ancora di più il tema della “ballad” e portano l’ascoltatore a una riflessione interiore, o semplicemente o ad una presa di coscienza per qualcosa che sta vivendo e attraversando. D’altronde la band non ha mai affermato se fosse una storia vera o di fantasia, ma come disse Chris in un’intervista: “Le canzoni sono come le fiabe: hanno un inizio e una fine e puoi far funzionare tutto perfettamente. Nella vita vera non va così.” E come dargli torto, proprio per questo esiste la musica…

Inoltre, piccola chicca, questo pezzo è stato scelto dai produttori di Buffy, the vampire slayer nell’episodio 6 della settima e ultima stagione relativa alla serie culto che ha attraversato la fine dei 90 e l’inizio dei 2000, e quindi complimenti anche a loro per la scelta in tema indie.

Infine è magnifico come anche i pezzi che non diventano singoli abbiano quel tocco in più che li rende speciali e unici, e forse avrebbero perso se lo fossero diventati, ma questo è difficile da dire, ma in ogni caso i primi Coldplay erano tanta tanta roba.

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