Alvvays: il sentimentalismo postmoderno descritto dall’indie

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Archie, Marry Me è una canzone della band indie pop canadese Alvvays, capitanati dalla biondissima Molly Rankin, figlia d’arte (il padre John Morris Rankin è violinista del gruppo celtic folk The Rankin Family, che ha avuto fama negli anni ’90). “Archie” pubblicata il 6 aprile 2013 come singolo principale dell’omonimo album di debutto della band, tende ad esaminare il romanticismo moderno, fuori dagli schemi, raffrontandolo col matrimonio tradizionale, e tocca temi di impegno e stabilità finanziaria. È stato scritto dalla cantante e chitarrista Molly Rankin con il chitarrista Alec O’Hanley come critica alla normale aspettativa della società che ci si debba sposare quando si entra nell’età adulta e non quando si è pronti o si abbia voglia.

La Rankin e O’Hanley erano ai tempi legati sentimentalmente e collaboravano musicalmente da tempo. Poi, a metà dei loro vent’anni, hanno visto i loro amici sposarsi rapidamente (a chi di noi non è capitato?) con derisione rispetto a chi ancora doveva trovare il suo posto nel mondo. “Archie” è stato sviluppato per la prima volta durante un periodo in cui vivevano sull’Isola del Principe Edoardo in una fattoria sperduta, anche se il testo e l’idea sono precedente al periodo, scritto dalla Rankin in un periodo di solitudine e isolamento invernale. La canzone e l’album di accompagnamento sono stati prodotti da Chad VanGaalen, e registrati nel suo studio, Yoko Eno, a Calgary, Alberta. Il video musicale lo-fi della canzone, girato con una telecamera Super 8, quelle che usava Nanni Moretti nei primi corti per intenderci, ritrae Rankin a un ricevimento di matrimonio e mentre naviga in mare e gli altri membri del gruppo che fanno da contorno.

“Archie” è stata la prima canzone che la band ha pubblicato come singolo e nonostante non sia entrata nelle classifiche, è stata considerata il successo della band e tuttora apprezzatissima in varie parti del mondo, principalmente da amanti dell’indie rock autentico. Le recensioni critiche del brano sono risultate essere molto positive, lodando il suo tono agrodolce e il suo contenuto lirico. Nel 2014 è stato inserito in diverse liste di best of, ed è stato definito un “classico indie-pop”, potendo essere tranquillamente utilizzata come colonna sonora di qualche film filo-indipendente.

Le incertezze della vita quotidiana, debiti da studente ancora da pagare, un classico tema del nord America, la paura di rimanere senza qualcosa sotto i denti, senza le certezze che tutti ricercano, e il disprezzo per il matrimonio convenzionale, pervadono le prime strofe, quasi come senso di ribellione alle regole della società moderna, dove ancora si cerca qualcosa per cui valga la pena vivere, uscendo durante le notti “in cerca di guai”. E il ritornello è quasi una richiesta di matrimonio obbligata ad Archie, che dovrebbe ottemperare a navigate nell’Atlantico, come paragone alla vita quotidiana, piena di imprevisti e intemperie, e andare a firmare le scartoffie legali, dimenticando le convenzioni del matrimonio, inviti, decorazioni floreali e macchine per il pane, riferendosi appunto ai regali d’obbligo, per la serie: sposiamoci ma facciamolo per noi, non per gli altri.

Una visione egoisticamente indipendente e meravigliosa, ma allo stesso tempo anticonformistica con ancora la voglia di sottolineare il senso di ribellione della coppia, l’ultima strofa ribatte che rimarca la noia delle convenzioni della modernità e la voglia di evadere e godersi ogni momento.

“Troppo tardi per uscire, troppo giovani per stare dentro, loro parlano del fatto che viviamo nel peccato”.

Too late to go out
Too young to stay in
They’re talking about
Us living in sin

Quest’ultima parte sottolinea la voglia di evasione ma anche la voglia di suggellare l’affetto tra i due, un “facciamolo e basta, sarà stupendo anche se siamo là coi pantaloni rotti, vecchie vans consumate, capelli in disordine e la felpa di due taglie più grandi”.

Prima dei classici “Hey Hey, archie marry me” del ritornello, che rendono la richiesta quasi un capriccio di lei, immaginandola in strada che strattona il suo lui e chiede quell’anello, qua simbolico, per il quale non si hanno nemmeno i soldi, ma allo stesso tempo sembra rassicurare che andrà tutto bene, nonostante i toni quasi affettuosi, malinconici e agrodolci.

Dal punto di vista musicale, gli accordi sono molto semplici (un Re, La minore, Do e Sol), eseguito con due chitarre elettriche, dal tono frizzante e giovane, mai troppo arrogante e mai pacato, bass line semplice quanto efficace, l’hammond, e la batteria acustica ad insaporire la magistrale Molly, oltre che alla chitarra ritmica, alla voce. Tutti questi ingredienti rendono il pezzo, oltre che da colonna sonora, un qualcosa dal sapore estivo, venendo apprezzata da tanti artisti come il grande Ben Gibbard, (death cab for cutie), che di Archie esegue una cover live, piano and voice, in maniera spettacolare. Egli stesso la definisce “la sua canzone preferita dell’anno” prima di attaccare con l’intro.

È fondamentalmente uno di quei pezzi che riesce a dare la carica, allo stesso tempo a rilassare i nervi, e a dirti che andrà tutto bene, dando quella compagnia in più nei viaggi in macchina o in treno, di quei pezzi di cui non ci si stancherebbe nemmeno sentendoli cento volte in loop, e che una giovane cover band indie coverizzerebbe senza troppi problemi vista la semplicità della composizione. Ed è proprio nella semplicità, sia del pezzo che dei ragazzi della band, la bellezza di questo magnifico pezzo per cui affezionarsi non è per niente difficile.

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