Chris Cornell e Fantastic Negrito: breve storia di un’amicizia

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“He believed in me more than I believed in myself”

– Fantastic Negrito su Chris Cornell.

Immaginate di essere un giovane musicista. Una mattina, scorrendo le dita tra notifiche poco interessanti, trovate un messaggio inaspettato. Contiene un invito: la possibilità di incontrare un mito, un vostro idolo, una leggenda del Rock.

Il primo pensiero sarebbe “è uno scherzo”.

Poi aprite il messaggio, ma ancora non ci credete e pensate “sto ancora dormendo”.

Il cuore inizia a palpitare e un sorriso ebete si stampa spontaneamente sul vostro viso: è la pura verità. Lo sguardo immobile dell’uomo nel poster della vostra stanza si è posato su di voi, stavolta per davvero, e la voce che ha accompagnato i migliori e i peggiori momenti della vostra vita vi chiamerà per nome, esprimendo il suo apprezzamento per la vostra musica.

Ora immaginate che il nome di quell’uomo, di quella leggenda, sia Chris Cornell.

È quello che è successo a Xavier Amin Dphrepaulezz, alias Fantastic Negrito, circa cinque o sei anni fa, poco prima dell’uscita del suo primo album Last Days of Oakland, che gli garantirà, anche grazie a Chris, l’ingresso nel mondo del “Music Biz” e la vincita di un Grammy nel 2017 per il miglior disco Blues contemporaneo.

Xavier non era (e non è) esattamente un giovane musicista, essendo quasi coetaneo di Chris (il primo del ’68, il secondo del ’64). Ma era pur sempre un artista emergente quando il nostro amato frontman di Soundgarden e Audioslave gli propose di seguirlo in tour, dandogli la possibilità di aprire i concerti che seguirono la pubblicazione di Higher Truth, ultimo disco solista di Cornell.

Da un ricordo di Xavier, la prima volta che lo incontrò, Chris gli disse queste esatte parole:

“Man, I saw you on Youtube, you were playing in the street, and I just stayed up all night watching your stuff.”

Fu l’inizio di una grande amicizia. Un’amicizia basata sulla condivisione di valori, di idee e intuizioni musicali. Nonostante Xavier non si sentisse, almeno inizialmente, all’altezza di un grande come Cornell, condivisero numerosi palchi, in Europa e negli States. Erano i primi palchi importanti per Xavier/Fantastic Negrito, e gli ultimi, purtroppo, per il grande e immortale Chris Cornell.

A poco più di un anno di distanza dal loro primo incontro, nel bagno di un albergo di Detroit, poche ore dopo un concerto dei Soundgarden, Chris Cornell si toglie la vita, impiccandosi dopo aver assunto una massiccia dose di antidepressivi e ansiolitici.

Come ben sapete, la notizia scosse il mondo del Rock e della musica in generale, lasciando un vuoto incolmabile nei cuori di chi l’ha conosciuto anche solo come artista, ascoltando le sue canzoni per anni.

Nel mentre, Fantastic Negrito lavora al suo secondo album Please Don’t Be Dead, che uscirà un anno dopo la morte di Chris, e vincerà nuovamente il Grammy Award come miglior disco blues contemporaneo.

Una volta terminato il progetto però, Xavier sentì che mancava qualcosa.

Ho provato a immaginare la scena. Xavier siede da solo sul divano di pelle di casa sua, immerso nei quadri eccentrici, nei cimeli e nei ricordi accumulati nel tempo. Beve un abbondante bicchiere di whisky, resta in silenzio fissando un punto nel vuoto. Improvvisamente si ricorda del giorno in cui Chris gli parlò dei suoi video su Youtube, quando ancora suonava per strada e il successo era ancora un sogno evanescente. Ricorda le sue battute, i suoi insegnamenti, il suo viso felice mentre lo incoraggia a dare tutto sul palco. Xavier sta per lasciarsi andare alle lacrime, ma vede che accanto a lui, proprio lì sul divano, c’è la sua chitarra classica consumata, una penna e un blocco di fogli. È quasi convinto che sia stato un angelo a lasciarli lì, e allora prende la penna e inizia a fare ciò che sa fare meglio:

“Dark Windows”, Bonus Track di “Please Don’t Be Dead”, in versione acustica

Dark Windows”, finestre scure in grado di nascondere qualsiasi cosa, anche la più profonda sofferenza, al mondo esterno. Finestre scure da cui qualcuno guardò il mondo, un mondo i cui colori sono attenuati da un velo opaco e resi incapaci di esprimere la loro energia. Finestre scure che spesso neanche un amico può riaprire. Finestre scure che lasciano fuori il calore e la luce del sole, indispensabili per rinnovare i fiori stupendi che ognuno di noi coltiva dentro di sé.

He fell on black days, he was always a good friend to me
He told me the pain that he felt when he was a kid
‘Bout the way that his father sat strong at the table
but never said a single word to him
My friend’s in danger now,
my friend’s in danger now

Il riferimento è chiaro già dal primo verso (per chi non lo sapesse “Fell On Black Days” è uno dei grandi successi dei Soundgarden). Xavier ci rende partecipi di qualcosa di intimo, un accenno a una confidenza che gli fece Chris in una delle loro chiacchierate, un antico dolore che portava nel cuore da sempre.

“He sang all the songs, the ones fathers teach sons how to sing
He put food on the table and always left a place for me
The black hole in the sun that he wanted to come
will never wash away the pain we feel
My friend’s in danger now
Yes, my friend’s in danger now”

Nella seconda strofa ci parla invece di Chris come persona, un uomo buono, il successo l’aveva reso tutt’altro che altezzoso o superbo. “La più grande lezione che mi diede Chris Cornell è che non importa in quale situazione ti trovi, la cosa più importante è essere sempre una persona disposta a dare e ad amare” scrisse Xavier in una dedica all’amico scomparso.

“Sometimes a bad, bad dream, can wake a man from his sleep at night”

Un brutto sogno, un incubo, uno di quelli che può svegliarci di notte e tormentarci di giorno, senza mai abbandonarci.

È la frase con cui si conclude il brano, ripetuta su un sottofondo di archi piuttosto insolito per Fantastic Negrito, forse anch’esso un tributo a Chris, che pochi anni prima aveva inserito un violino in una emozionante cover di “Nothing Compares 2 U” di Prince.

Le amicizie, quelle vere e durature, hanno bisogno di anni per rinforzarsi e consolidarsi. Purtroppo, ciò non è potuto accadere tra Xavier e Chris, ma ci piace immaginarli come grandi amici fin da subito. Chissà come sarebbe stato un pezzo firmato da entrambi, eseguito live solamente con due chitarre acustiche e due microfoni davanti a un pubblico stregato da due voci radicalmente differenti ma accomunate da una grande energia. L’energia di un buco nero nel sole in grado di lavare via la pioggia.

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