Il blues rock prorompente dei The Black Keys

Tutto ha inizio quando i due amici di sempre, dopo aver abbandonato l’Università e fatto qualche lavoro saltuario, si ritrovano nella sala di registrazione casalinga nel seminterrato di Patrick per registrare con la sua band di allora, i Barnburners. Ma il gruppo non si presenta, così Patrick e Dan improvvisando composero la prima canzone dei Black Keys.

Dan Aurebach, chitarra e voce, Patrick Carney, batterista. si fanno notare per un garage rock revivalistico, basato sul Blues del Delta, ma con un sound molto originale, che conquista tanto gli amanti del Rock Alternativo, che quelli dei classici del genere.

“C’è chi dice che sia un’involuzione il fatto che i ragazzi con iPad e Garage Band non debbano imparare uno strumento. Secondo me è una figata, mi piace. Il rischio è che tutti abbiano lo stesso suono. Infatti incoraggiamo gli altri a farlo, ma non noi.”

Debuttano con The Big Come Up, senza basso o altri strumenti, solo batteria e chitarra come i White Stripes, cui vengono spesso associati. Retró, ma per niente nostalgico.

Thickfreakness è il primo album di successo, quello che li porta sulla bocca di tutti e li consacra gruppo Rock-Blues dell’anno. Con Rubber Factory continuano sulla strada del Blues elettrificato con dedizione e successo.

Il primo album di solo materiale originale e primo per la Nonesuch è Magic Potion. Dove non perdono un briciolo di energia, grazie a riff portentosi e al solido Blues-Rock che ne costituisce l’ossatura. Il quinto album della band, Attack e Release, scala le classifiche di mezzo mondo e trova la formula che farà la fortuna della band.

Nel 2010 esce Brothers, la band si sposta verso lidi meno Garage Blues, forti anche dalle esperienze soliste di alcuni progetti. Un album sorprendente, prodotto con Danger Mouse che vince tre Grammy, fra cui quello per il disco di Rock alternativo dell’anno.

Con El Camino i Black Keyes sono al top della loro forma raggiungendo il secondo posto della classifica americana. Il Blues-Rock lascia spazio al ritrovato revival Garage anni 60 e alla nostalgia vintage. Vendendo oltre 2 milioni di copie in tutto il mondo. Per la foto di copertina hanno voluto la stationwagon che li ha portati nei giorni degli esordi tra pub e radio locali di buona parte del midwest. È diventata il simbolo della genuinità artistica della band.

Turn Blue è una ricerca di un futuro musicale che parte dalle radici del rock. Un disco a tratti psichedelico che riesce a fondere abilmente diverse atmosfere con la scrittura ridotta al minimo. Let’s Rock è il loro nono album decisamente rock, dove c’è tutto il loro inconfondibile stile.

Con un sound molto semplice ma allo stesso tempo potente. Auerbach spiega che, durante le registrazioni, si sono imbattuti in un articolo di un giornale del Tennessee sulla prima esecuzione sulla sedia elettrica dello Stato in 11 anni. Le guardie hanno chiesto all’omicida condannato quali fossero le sue ultime parole: “Let’s Rock”, ha risposto lui.
Di conseguenza, l’immagine di copertina dell’album è una sedia elettrica.

“Abbiamo fatto molti riferimenti agli album che abbiamo ascoltato da piccoli, negli anni ’70. Gente come Bowie, Pink Floyd e Beatles hanno dato un’impronta al modo di comporre i brani, perché quelli sono gli anni che hanno influenzato la musica mondiale, soprattutto a livello di composizione dei dischi”

The Black Keys
Rating: 5.0/5. From 1 vote.
Please wait...

Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.