Voglio Vederti Danzare: cultura e significato del brano di Battiato

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“Franco Battiato nasce dalle ceneri della poesia. È un dadaista. È un surrealista. È avanguardia. Lo è stato dichiaratamente negli anni ’70, in modo estremo, sperimentale, a costo di fare concerti davanti a tre persone e di vederle uscire dal teatro al primo pezzo. […] Finché non si è messo in testa di far successo veramente, portando quella leggerezza menefreghista di critical-conformismo dentro l’universo della canzonetta. E con la stessa ironia ha fatto il pop. Oh, ha sfondato e ha plasmato una generazione intera, che credeva fosse pop, e poi in realtà ci scopriva dentro un universo sterminato di informazioni e mondi.”

Con queste parole, Morgan apre la puntata del programma radiofonico Cantautoradio, dedicata interamente a Franco Battiato. E non può esserci sintesi più giusta per introdurre l’approfondimento di uno dei pezzi più noti del Maestro catanese, Voglio vederti danzare.

Il brano fu il primo estratto dall’album L’arca di Noè del 1982, che fu un vero successo: con più di 500.000 copie vendute, si piazzò al numero 1 e rimase in classifica per molti mesi. Tanti della mia generazione conoscono il brano per la versione dance realizzata da Prezioso nel 2003. In effetti, la ‘canzonetta’ di Battiato è così melodica e orecchiabile che si presta benissimo a rifacimenti pop-dance e pop-rock, che è lui stesso a proporre durante i live. Come nella versione qui sotto, che vi consigliamo vivamente di ascoltare.

Questa canzone è l’espressione perfetta di quell’ ‘ironia menefreghista’ con cui Battiato nascondeva all’interno di un brano super leggero e radiofonico, un ‘universo sterminato di informazioni e mondi’, fregandosene del fatto che sarebbe rimasto inaccessibile ai più. Anzi, volutamente nascondendolo ad essi. Come? Utilizzando un motivetto molto semplice, ad esempio.

E allora, chi si ferma al motivetto, che continui pure a danzare intorno alla stanza. Per gli altri, altro che stanza! Si parte per un viaggio di migliaia di chilometri verso Oriente, alla scoperta di etnie diverse, tradizioni antichissime di culture e popoli lontani e di altri più vicini. Un viaggio che ha come filo conduttore la danza. Danza come linguaggio del corpo e dello spirito, rituale propiziatorio, mezzo per entrare in contatto col divino o semplice convivialità.

Voglio vederti danzare
Come le zingare del deserto
Con candelabri in testa
O come le balinesi nei giorni di festa

Voglio vederti danzare
Come i dervishes turners che girano
Sulle spine dorsali
O al suono di cavigliere del Katakali

Come punto di partenza del nostro viaggio possiamo assumere Milano, città in cui venne registrato l’album che contiene Voglio vederti danzare. Dal capoluogo lombardo voliamo verso Sud fino in Egitto, dove incontriamo “le zingare del deserto con candelabri in testa”. Qui Battiato fa riferimento al Raqs Shamadan, una danza ricorrente nei matrimoni egiziani, durante i quali il corteo nuziale viene accompagnato da una danzatrice che porta in equilibrio sulla testa un grande candelabro per augurare alla sposa un cammino illuminato.

Subito dopo incontriamo “le balinesi nei giorni di festa”, che con costumi coloratissimi e movenze ipnotiche danzano per i loro dei, accompagnate da metallofoni e flauti di bambù. Dall’Indonesia ci spostiamo in Cappadocia, dove incontriamo le figure più curiose di questo viaggio: i “dervisci turners che girano sulle spine dorsali”. Si tratta di asceti islamici che praticano la danza turbinante, un suggestivo rituale tramite il quale essi raggiungono l’estasi mistica. La danza prende il nome dai veloci movimenti rotatori dei dervisci e dalle loro ampie gonne bianche, che si aprono formando delle geometrie perfette e rapiscono l’occhio di chi guarda.

Restiamo in atmosfere orientali ma ci spostiamo in India, dove veniamo accolti dal suono tintinnante delle “cavigliere del Kathakali”. Per la precisione, siamo approdati nel Kerala, piccolo stato della costa sud-occidentale dell’India, dove nasce una particolare forma di teatro legato ai rituali indù, il Kathakali appunto, che unisce danza, musica, letteratura e pantomima a costumi maestosi, elaboratissimi e variopinti.

E Radio Tirana trasmette
Musiche balcaniche mentre
Danzatori bulgari
A piedi nudi sui bracieri ardenti

Nell’Irlanda del Nord
Nelle balere estive
Coppie di anziani che ballano
Al ritmo di sette ottavi

Il tempo del primo ritornello ci serve a lasciare le terre più lontane per tornare verso Occidente. Ci fermiamo in Albania, ci sintonizziamo per un attimo su “Radio Tirana che trasmette musiche balcaniche” ed entriamo nel mondo zigano fatto di ritmi frenetici, violini, fisarmoniche, trombe e altri fiati. Sonorità alla Goran Bregović, per citare il più famoso, quelle che fan venir voglia di saltellare, brilli e spensierati.

Lasciamo l’ebrezza balcanica per andare ad assistere all’antico rituale dei nestinari, i “danzatori bulgari a piedi nudi sui bracieri ardenti”. Qui Battiato cita un antico rito di una regione della Bulgaria orientale, che è il frutto di una mescolanza di antiche credenze pagane, tradizioni della Chiesa ortodossa e meditazione. Infatti, solo dopo aver meditato per lunghi minuti ed essere entrati in una dimensione distaccata dal corpo, i danzatori sono pronti ad affrontare, scalzi, i carboni incandescenti.

La prossima tappa ci riporta nel nostro mondo, più precisamente in Irlanda del Nord, dove “coppie di anziani ballano al ritmo di sette ottavi”. Pur non avendo riferimenti precisi al tempo ritmico citato nella canzone, possiamo immaginare un ballo conviviale con una logica di gruppo, in cui le coppie si muovono ordinatamente unendosi ogni tanto in un cerchio che si allarga e si restringe a tempo di musica. Un po’ come succede nella quadriglia, danza popolare del Sud Italia, a cui non è raro assistere in occasione di qualche sagra estiva.

Il nostro viaggio sta per concludersi e mentre da Belfast torniamo a casa, il ricordo torna ai “ritmi ossessivi, ai riti tribali, ai regni di sciamani e ai suonatori zingari ribelli” che abbiamo incontrato durante il percorso. Rientrati in Italia, è ancora un’immagine danzereccia ad accoglierci.

Nei ritmi ossessivi la chiave
Dei riti tribali
Regni di sciamani
E suonatori zingari ribelli

Nella Bassa padana
Nelle balere estive
Coppie di anziani che ballano
Vecchi valzer viennesi

Battiato ci accompagna in viaggi stupefacenti, ci svela davvero dei mondi, ci parla di cose reali in un modo e con un linguaggio che però è surreale, così come surreale e dadaista, è l’immagine che chiude il video di Voglio vederti danzare. Lo vediamo in mezzo a quattro uomini musulmani. Sono tutti fermi seduti a terra, con lo sguardo fisso e triste. In sottofondo, a rendere assurda la scena, i vecchi valzer viennesi.

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