Lo speciale fascino della scena iniziale di Bastardi Senza Gloria

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La scena iniziale di Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino crea una tensione peculiare nello spettatore, anche perché talvolta suscitata in scene dove essa non è giustificata dagli accadimenti raccontati.

Quanto influisce in questo la fotografia, curata nel film da Robert Richardson?

Girato con rapporto anamorfico 2:40:1 e con un sapiente uso dei grandangoli, Tarantino affida parte della potenza narrativa alla sfera icastica del film.

Il colonnello delle SS, Hans Landa, entra in casa e il regista, attraverso l’uso del grandangolo e di un’ampia profondità di campo (tributo a Quarto Potere di Orson Welles) mostra tutti i personaggi in un’unica scena. Persino i soldati sono chiaramente visibili nella cornice della finestra, creando così un sentimento claustrofobico, data l’assenza di vie di fuga. Infatti l’utilizzo di un’inquadratura così ampia può dare la sensazione d’essere dentro la scena, guardare il colonnello da vicino e credere che i soldati siano lì per noi.

Il secondo frame è interessante per analizzare l’importanza della luce. Non una luce naturale, ma una luce spot. 

Se provenisse dalla finestra lo sfondo sarebbe più illuminato e non creerebbe quest’effetto chiaroscuro, quasi Caravaggesco. La luce, infatti, rimbalza sul tavolo e illumina i soggetti isolandoli e dando loro centralità, tanto che fatichiamo a notare la figlia appena dietro.

È anche una delle poche scene in cui il colonnello Landa e il torchiato Messier LaPadite si guardano da “pari”, poiché nelle altre scene LaPadite assumerà atteggiamenti e posizioni del corpo di sottomissione e paura, rispetto al colonnello. Il quale, sembrerà essere il padrone di casa e in totale controllo della situazione.

Bastardi Senza Gloria è forse il film di Tarantino che più sublima l’amore del regista Americano per il cinema dentro il cinema. Sicuramente, i riferimenti più evidenti sono quelli riguardanti le pellicole di propaganda tedesca di matrice nazista. Archetipo finzionale di tale narrazione è il film Orgoglio Della Nazione, che ci parla delle imprese dell’eroe nazista Frederick Zoller, ucronistico a propria volta. Il momento della proiezione è anche un momento d’intensa metacinematografia: idealmente, noi siamo in una sala a vedere un film che ci fa vedere una sala in cui si proietta un film (realizzato, quest’ultimo, da Eli Roth, regista e attore che proprio in Bastardi Senza Gloria interpreta il ruolo dell’Orso ebreo).

Non viene, però, ignorata la produzione teutonica predittatoriale, incarnata dall’esperto Fassbender (di cui Tarantino ci dirà essere discente di Pit l’inglese, personaggio di The hateful eight, ma questa è un’altra storia e andrà raccontata un’altra volta).

Non mancano nemmeno i riferimenti al cinema d’oltreoceano, nella fattispecie fornisce molti spunti l’interpretazione di un gerarca nazista che intende King Kong come un’allegoria della tratta degli schiavi di colore. 
Ma ancor più curiose perché più vicine a noi possono risultare le numerose citazioni al cinema italiano. Senza pretesa di completezza, proviamo ad enumerarne qualcuna. 

Il titolo omaggia il film del 1977 Quel Maledetto Treno Blindato, diretto da Castellari e uscito negli Stati Uniti come Inglorious Bastards
Il bistrot in cui Shosanna incontra Friedrich potrebbe essere risultato familiare, dato che è lo stesso in cui Andreas incontra il sarto ne La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi. 

Donnie Donowitz/Eli Roth in occasione della prèmiere di Orgoglio della nazione utilizzerà lo pseudonimo Antonio Margheriti, quale tributo al regista italiano. Quello del tenente Raine/Brad Pitt sarà Enzo Gorlomi, maccheronica pronuncia di Enzo Girolami, vero nome di Castellari.
In ultimo, per le musiche era stato scelto il maestro Morricone, che dovette però rinunciare perché impegnato con Salvatores. Allora Tarantino adopererà per i titoli di coda una delle canzoni tema di Allonsanfàn dei Fratelli Taviani; composta proprio dallo stesso Morricone.

Piccola nota a margine: se volete fingervi siciliani a una premiere di film nazisti in una sala piena di nazisti, assicuratevi di saper pronunciare correttamente “stretto di Messina”.

Federico Cacia e Fausto Pirrello

(Articolo pubblicato originariamente sulla pagina Facebook Storia della Fotografia e concesso ad Auralcrave per la ripubblicazione web)

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