Compiere trent’anni: una storia surreale per capire cosa significa

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Non è successo niente è una pagina Facebook nata nel 2016 che in poco tempo è riuscita a ricavarsi una base fan piuttosto robusta. E la ragione è semplice: è una pagina che pubblica dialoghi immaginati dotati di una fantasia e una creatività fuori dal comune, oltre che di un notevole talento con le parole. Uno di quei tipi di contenuti differenti da quel che si trovano solitamente sui social, con post solitamente lunghi ed elaborati, capaci di fermare un lettore a leggere per buoni cinque minuti. Una specie di miracolo, in un mondo in cui il 90% degli utenti web scorre un titolo dopo l’altro senza mai soffermarsi su nulla.

Uno dei suoi interventi più popolari è quello di Gennaio 2018, sulla soglia psicologica dei trent’anni di vita e quel che solitamente significa in termini di paura e di cambiamenti di prospettiva, di abitudini e di stili di vita. Un viaggio surreale alla sua maniera, in bilico tra Matrix e Inception, capace di strappare più di un sorriso ma anche di farci riflettere su cosa significa entrare in maniera definitiva nel mondo degli adulti.

– E allora…
– Dai.
– Facciamo i trenta, eh?
– Piantala.
– Sei agitata?
– Senti, solo perché tu vivi lo scoccare dei trent’anni come un’esperienza di premorte, non è mica così per tutti. Io sono perfettamente a mio agio con la mia età. E poi la verità è che non cambia un cazzo. Sei sempre la stessa persona, e fai sempre le stesse cazzate. Sta cosa che i 30 anni ti trasformano è utile solo a te e agli amici tuoi per far meme su internet e piangersi addosso perché siete delle pippe che non sanno stare al mondo.
– …
– Ti sei offeso?
– Ma no, hai ragione. D’altronde è solo un numero, giusto?
– Esatto. Solo un numero.
– E allora brindiamo, non a questo numero, ma a te, amore mio e al tuo compleanno.
– Grazie. Salute.
– Salute.
– Buono sto vino, dove l’hai…
– Che c’è?
– … mi… mi gira la testa… cosa… cosa hai fatto… cosa hai messo nel…
– Shh. È come scivolare nell’acqua tiepida.
– …cosa … mi hai…

– Capo, si sta svegliando!
– Eccomi.
– Brutto figlio di puttana! M’hai drogato!
– Immagino che adesso ti sentirai un po’ come Alice che ruzzola nella tana del Bianconiglio.
– Te lo schiaffo al culo il Bianconiglio, schifoso pervertito! Ah, cazzo, mi fanno male gli occhi.
– Perché non li hai mai usati. 
– Però guarda invece come i pugni mi funzionano da Dio. 
– Qualcuno mi porta dell’acqua ossigenata per cortesia?

– Dove mi trovo?
– Sulla mia nave.
– La tua nave? Ma se non c’hai manco la patente!
– Tu stai parlando di un altro mondo, un mondo fittizio. Questa è la realtà. E qui ho una nave. Benvenuta sulla Gesù.
– La Gesù?
– È il trentenne più famoso che m’è venuto in mente. Vieni, ti presento il resto dell’equipaggio. Questo è Roberto, Roberto un giorno si è svegliato con un mal di schiena fastidiosissimo.
– Tutto qua?
– Ce l’ho ancora.
– Mette pomate, fa massaggi, niente. Questa è Susanna, tutte le sue amiche hanno un figlio. Qui c’è Tommaso, che non ha manco un completo e ai matrimoni ci va in jeans. A Lucia improvvisamente fa schifo tutta la musica che passa per radio. E questo è Claudio. Claudio una volta reggeva sette Margarita uno dietro l’altro, faceva after la domenica e il lunedì andava all’università fresco come una rosa. E aveva il six pack.
– E poi?
– E poi il tuo ragazzo mi ha liberato. Crema antiemorroidale?
– No grazie. Senti, io non ci capisco niente.
– Vedi, quando compi trent’anni possono accadere due cose. O ti adatti, segui la corrente e scivoli oltre con la tua vita senza neppure accorgertene, o i trenta ti colpiscono in pieno come un autotreno. E allora finisci qui. Con noi.
– E chi sareste voi?
– La resistenza.

– Devi perdonarmi amore, quando ho avuto il sospetto che saresti potuta diventare una trentenne come tutte le altre, mi sono sentito in dovere di mostrarti che esiste un’altra via.
– Così mi hai narcotizzata e mi hai portata in una specie di realtà alternativa in bilico sulla violazione del copyright insieme a una ciurma di relitti umani troppo infantili per accettare la propria età?
– Credi di essere diversa da noi?
– Certo che sono… aspetta, dove ci troviamo?
– In quella che tu chiami realtà. Più precisamente siamo in un bar tabacchi. Perché non ti compri le sigarette?
– Va bene. Scusi, mi dà un pacchetto di Merit Blu?
– Ecco a lei, signora.
– Come cazzo m’hai chiamato?
– Signora.
– Ma come cazzo ti permetti? Guarda i miei seni alti, la mia pelle d’alabastro merda d’un tabaccaio! Signora sarà quel troione ribassato di tua moglie!
– Stop!
– Era una simulazione?
– Certo che era una simulazione. Dovevo farti vedere.
– Farmi vedere cosa?
– Che non sei ancora pronta…


– Questi sono alcuni programmi utili. Siediti lì, li installeremo direttamente nel tuo cervello.
– Programmi? Che tipo di programmi?
– Responsabilità sul lavoro, rendicontazione fiscale, fai da te di base, indipendenza economica, maturità sentimentale, capacità di portare a termine quello che si è cominciato, rudimenti di cucina e… sì, pulizia di base del bagno. Vuoi fare un giro?
– Va bene.

– Ancora.

– Ancora.

– Ancora.

– Da quanto va avanti?
– Dieci ore di fila, è una macchina. Abbiamo appena finito con jujitsu e l’arte perduta di arrivare puntuale agli appuntamenti. Ecco, ha concluso.
– Ti senti bene, amore?
– Sono un’adulta funzionale.
– Dimostramelo.

– Questo in cui ci troviamo è un programma di allenamento, riproduce una tipica realtà adulta.
– Siamo in coda all’Inps.
– Tre ore di coda, sì e la vecchia a noi davanti non capisce una sega e ha una marea di cose da chiedere. Ricordati, qui le regole di base sono le stesse che nel mondo degli adulti, ti tocca aspettare un sacco di tempo in piedi per avere documenti che servono per non morire o evitare di finire in galera. Tutto chiaro?
– Sì.
– E allora fammi vedere che sei una trentenne, se ci riesci.
– Ho sistemato da sola la caldaia.
– Io ho comprato una caldaia.
– Continuo a dire ai miei amici che andrò in palestra!
– Continuo a dire ai miei amici che “una di ‘ste sere ci becchiamo”.
– Inizia a piacermi Sky News 24.
– Tsk. Tutto qui? C’ho l’app sul cellulare. Sei più adulta di così! Lo sai!
– Lavo i piatti dopo ogni pasto.
– Mi diverte stirare.
– Mi assumo le mie responsabilità.
– Ho acceso un mutuo!
– Basta, ti prego, non ce la faccio.
– Dimmi, secondo te perché ti ho battuto?
– Sei troppo maturo.
– Tu davvero pensi che questa sia maturità?
– Non lo è?
– Fingo.
– Fingi?
– Certo, come la maggior parte delle persone, solo che alcuni si sono dimenticati che lo stanno facendo. Non ho idea di dove cazzo sta andando la mia vita, ho abbastanza soldi per campare al massimo fino a fine marzo, mia madre mi passa un cento euro al mese che non rifiuto mai e all’ultimo compleanno mi sono fatto regalare Red Dead Redemption 2. Dai, alzati in piedi. Riproviamo.
– Ho un piano ferie.
– Vado a dormire prima delle undici.
– Prenoto le visite in ospedale tutta da sola!
– Smettila di provare a essere un’adulta funzionale! Convinciti di essere un’adulta funzionale!
– Voglio un figlio!

– Bene. Molto, molto bene.

– Congratulazioni, sei pronta a tornare nel mondo se lo desideri e cominciare a far finta di avere la situazione sotto controllo. Dopo il tuo allenamento nessuno sospetterà che tu sia in realtà una ragazza immatura e disorganizzata con nessun progetto per il futuro che trascorre ore e ore a coltivare una fattoria virtuale.
– Immagino di doverti ringraziare.
– Posso solo indicarti la soglia, sei tu quella che la deve attraversare. In alternativa puoi venire con noi.
– Dove?
– Ho costruito una città qui, una città per quelli che semplicemente non ce la fanno a stare al passo con i propri anni. Lì accolgo tutti i reietti, gli irresponsabili, i bamboccioni e i disfunzionali.
– Insomma, mi stai dicendo che hai creato una specie di Isola Che Non C’è per disadattati incapaci di far pace col fatto che hanno compiuto trent’anni e non sono più dei ragazzi?
– Esatto.
– È la cosa più stupida e infantile che abbia mai sentito. Non dirmi che si chiama Zion.
– No, sarebbe ridicolo.
– Meno male.
– Si chiama Bella Zion.

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