La folle storia dei testimoni di Geova fuggiti nudi in SUV

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Immaginate di essere un poliziotto in servizio a Edmonton, Canada. È quasi inverno, Novembre 2017, c’è la neve per strada e la temperatura è di -10° C. La radio segnala un incidente tra un SUV e un camion, con strani dettagli aggiuntivi che richiedono un sopralluogo. Arrivi suo posto e trovi tre adulti e due bambine chiusi in auto, completamente nudi, senza nemmeno le scarpe, che inneggiano a Geova e rifiutano di aprire le portiere. Per portarli in sicurezza i poliziotti sono stati costretti a usare lo spray urticante e il taser, perché il gruppo sembrava indemoniato e aveva comportamenti di resistenza estremamente violenti.

È quanto successo per davvero nel 2017, in una storia dai tratti surreali che è stata svelata alla stampa solo un anno dopo, dopo la pubblicazione delle carte processuali. La ricostruzione di quanto accaduto ha dell’incredibile e rappresenta un chiaro esempio di psicosi di gruppo verificatasi dopo un periodo di isolamento in condizioni particolari.


La ricostruzione

Il 2 Novembre 2017 una madre di 35 anni e le sue due figlie piccole vanno a trovare il nipote, che vive nei dintorni con sua moglie. Sono tutti convinti testimoni di Geova, e si erano riuniti per passare alcuni giorni insieme. Per tre giorni, però, le cose vanno in modo strano: non lasciano casa nemmeno per un istante, non mangiano nulla e iniziano ad avere attacchi di panico. Le bambine sono terrorizzate, dicono di essere perseguitate da esseri maligni e vedono cenere in aria. I cinque si convincono di essere vicini all’Apocalisse e di essere nel pieno della “Grande Tribolazione”, un breve periodo che precede l’Armageddon. Si convincono che l’Apocalisse sarebbe arrivata il 6 Novembre e decidono di fuggire all’istante, senza un attimo di preparazione, perché restare era diventato estremamente pericoloso. Al momento della decisione, sono completamente nudi, senza scarpe. Si infilano nel SUV in garage, sfondano la saracinesca e fuggono a gambe levate. Ma prima di farlo, vogliono “salvare” i vicini.

Irrompono dunque in casa dei vicini, dove vivono un uomo con la figlia e il nipotino piccolo. I tre vengono presi e condotti nel SUV: la figlia e il piccolo si accomodano dietro, mentre per l’uomo non c’è spazio e viene chiuso nel bagagliaio. A quel punto sfrecciano per le strade senza preoccuparsi dei semafori rossi. E cantano il nome di Geova tutti insieme.

L’uomo nel bagagliaio riesce a fuggire (non avevano chiuso bene la portiera), e anche la donna col figlio riescono a uscire durante un rallentamento. Un camion nota la strana scena e si ferma per aiutare. Ma il gruppo in auto è terrorizzato e convinto di essere circondato da esseri pericolosi che vogliono fargli del male. La donna al volante pianta dunque il piede sull’acceleratore e sperona il camion, finendo poi in un fosso. A quel punto qualcuno chiama la polizia.


L’arrivo della polizia

All’arrivo delle forze dell’ordine il gruppo è terrorizzato, chiuso dentro l’auto. Rifiutano con forza di uscire, si abbracciano l’uno con l’altro e continuano a inneggiare a Geova. I poliziotti riferiranno che sembravano indemoniati, sebbene non davano segni di essere ubriachi o sotto l’effetto di droghe.

Una volta forzate le portiere, il gruppo diventa violento. Una delle bambine spiegherà che in quel momento erano certi di essere perseguitati da mostri che volevano fargli del male. Serve l’uso dello spray urticante e poi anche del taser. Le donne si nascondono sotto il SUV e devono essere tirate fuori con una cinghia.

Ci è voluto parecchio per calmarsi. Al processo si sono dichiarate colpevoli per disordini e guida pericolosa. Le loro identità non sono state rivelate, ma gli atti del processo sono diventati pubblici un anno dopo e hanno fatto il giro del mondo, catturando l’attenzione di quelli che amano le storie ai confini della realtà. E questa è in effetti una di quelle storie in cui la realtà può superare la fantasia.

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