Reddito di cittadinanza: il sito fake che vuole darci una lezione

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Se si digita su Google “Reddito di cittadinanza”, il primo risultato della ricerca è un sito creato lo scorso Marzo, redditodicittadinanza2018.it. Cliccando sul sito, si entra in un sito web con una pagina singola, della grafica essenziale, il marchio IMPS (“Istituto Mondiale Previdenza Solare”), un breve testo con un paio di parole inglese poco sensate e un form per compilare la domanda, con un asterisco e una scritta in piccolo: “nessun dato personale sarà inviato o salvato”. In fondo, una dicitura abbastanza chiara: “Il sito è stato sviluppato a fini ludici”. In altre parole, un sito fake. Ma di un tipo leggermente diverso dagli altri.

A idearlo è una società di comunicazione, Ars Digitalia, con l’intenzione di trasmettere un messaggio a tutti: quello di stare sempre attenti all’autenticità di siti prima di inviare dati personali, come quelli anagrafici richiesti dal form nella pagina. Intervistati in questi giorni, gli ideatori dell’iniziativa hanno infatti spiegato che oltre mezzo milione di utenti sono arrivati fino alla fine della richiesta, inserendo dei dati e cliccando sul bottone “Invia Richiesta”.

Alcuni aspetti del sito rendono in realtà abbastanza chiaro che si tratti di uno scherzo. Non solo l'”IMPS” o i termini inglesi, ma anche un link in alto che chiede “Sei Immigrato” e, se cliccato, trasforma la pagina in una versione alternativa con un linguaggio sgrammaticato, che apostrofa in maniera irriverente il luogo comune degli immigrati che parlano male italiano. Una volta inviata la richiesta, il sito dà errore chiede di inserirla di nuovo, ma stavolta il bottone inizierà a muoversi nella pagina in modo da non essere mai cliccato.

“La sicurezza informatica riguarda molto strettamente l’acquisizione di dati personali. Prima di inviare un modulo con i vostri dati personali dovete sempre controllare attentamente la fonte del sito che state compilando. Non basta sapere che c’è l’https o il lucchetto verde in alto a sinistra per essere sicuri della veridicità del sito. Bisogna anche saper distinguere un sito palesemente falso da uno che potrebbe essere quello di un servizio statale o un servizio bancario.” È questo che spiegano gli autori del sito, sulle intenzioni originarie con cui hanno preso quest’iniziativa. E se gli si fa notare che il sito potrebbe dare l’impressione di uno scherzo di cattivo gusto che gioca sui bisogni reali delle persone, la risposta assume contorni politici, con la Ars Digitalia che dà la responsabilità alle stesse campagne elettorali che hanno preceduto le ultime elezioni.

Un messaggio dunque trasmesso attraverso un canale piuttosto particolare, che ha sollevato le polemiche in queste ore. Riguardo il mezzo milione di utenti che sono arrivati a cliccare su “Invia Richiesta”, sicuramente molti di essi sarano utenti divertiti che volevano vedere fino a dove arrivava lo scherzo, ma è probabile che nel mucchio ci siano state anche altre menti semplici che non hanno riconosciuto la natura falsa del sito.

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