Quando i Nirvana trollarono Top Of The Pops

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Dal punto di vista del pubblico, Top Of The Pops era un format efficace ed interessante: riusciva ad aprire una finestra settimanale sui trend che tiravano di più nelle classifiche musicali, ripassava in un’ora quelli che presumibilmente erano gli artisti e le canzoni che si erano ascoltati di più nei giorni passati e portava quegli stessi artisti nelle case delle persone, in versione live. Spesso era un modo per vedere in faccia i nomi nuovi della scena musicale corrente e associarli alle hit di maggiore successo, altre volte un pretesto efficace per vedere dal vivo i propri artisti preferiti. Era anche un programma di un certo successo, quindi gli stessi artisti (ovviamente spinti dalle loro etichette) difficilmente dicevano di no.

Dal punto di vista degli artisti, però, c’era una caratteristica che rendeva Top Of The Pops odiosa: chiunque si esibiva in trasmissione doveva suonare in playback. Per lungo tempo a Top Of The Pops la base musicale era sempre registrata, senza eccezioni (o quasi), dunque i musicisti dovevano far finta di suonare per tutto il tempo. Negli anni ’90, per poco tempo, fu introdotta la possibilità di inserire la voce vera del cantante, l’unico che poteva davvero esibirsi dal vivo, in modo da dare al pubblico comunque la sensazione di assistere a qualcosa di vero. Ovviamente le band trovavano spesso questo inaccettabile e quelle che si lanciavano in un pugno di ferro erano numerose. Nella maggior parte dei casi però cedevano, costretti a scendere a compromessi dalla stessa visibilità che quel programma offriva. Quando ciò accadeva, non era raro che le band facessero qualcosa di ribelle per protestare contro quella costrizione: i casi più celebri furono quello di Jimi Hendrix, che nel sentire una base sbagliata mugugnò “non so le parole di quella, fratello”, e quella degli Oasis nel 1995, quando Noel e Liam si scambiarono i ruoli a sorpresa.

Il caso più clamoroso però resta quello del 25 Novembre 1991. Tra le band più popolari del momento c’erano i Nirvana, e Smells Like Teen Spirit era la canzone che aveva riacceso il fuoco del rock nei giovani di tutto il mondo. Quello era il periodo in cui a Top Of The Pops ci si esibiva con la base preregistrata e la voce reale. I Nirvana furono tra quelli che non ottennero eccezioni alla regola: Kurt Cobain e soci avrebbero dovuto esibirsi in quel modo, i musicisti avrebbero semplicemente mimato le basi strumentali della canzone e solo Kurt avrebbe avuto la possibilità di inserire qualcosa di autentico nella performance. 

Quel giorno i Nirvana, una delle band più ribelli del momento, salì sul palco di Top Of The Pops con un piglio particolarmente dispettoso. E andò così:

La prima immagine è quella della mano rigida di Kurt Cobain, che finge in maniera plateale di suonare la chitarra, rendendo esplicito fin da subito che quella sarebbe stata una finta performance. A confermarlo è Kris Novoselic, il bassista, che subito inizia a far girare il basso sulla testa come se di suonarlo non ne avesse alcuna intenzione. Nel frattempo Dave Grohl, sullo sfondo, picchia sulla batteria come se stesse suonando una canzone tutta sua, teso a disturbare il più possibile l’effetto finale, visivo e sonoro.

Poi Kurt Cobain si avvicina al microfono e inizia a cantare: una voce gutturale viene fuori dalla sua bocca, qualcosa che più avanti verrà ricordato come una sorta di omaggio a Morissey (o forse a Jim Morrison). Kurt resta immobile davanti al microfono, canta come se stesse interpretando una ballata romantica. Nel primo ponte apre la bocca fino a farci entrare dentro il microfono, giusto per trasmettere suoni ancora più bassi. E per tutta la performance resta in quel personaggio, tirato e annoiato, il modo più plateale di esprimere la disapprovazione per quel tipo di performance, che evidentemente considerava uno svilimento della loro stessa natura.

Come ciliegina sulla torta, anche il testo del brano è stato leggermente modificato: le parole originali “Load up your guns / Bring your friends” (“carica le armi, porta i tuoi amici”) diventano “Load up on drugs / Kill your friends” (“Datti alle droghe / Uccidi i tuoi amici”), un messaggio che certamente sarebbe stato rifiutato dalla produzione se fosse stato annunciato in anticipo. Ma erano quelli i gradi di libertà che Kurt aveva per ribellarsi al sistema. E li ha usati tutti.

Anni dopo, i Nirvana avrebbero partecipato ad un altro format ricco di regole da rispettare, all’interno del palinsesto Mtv: Unplugged. In quell’occasione però il potere dei Nirvana era aumentato considerevolmente e le loro pretese alla fine vennero acconsentite, inserendo numerose cover ed escludendo dalla scaletta molte delle loro hit più famose. Nel tempo, i fan dei Nirvana arrivarono a considerare queste prese di posizione come un’espressione preziosa del carattere genuino e rivoluzionario della band di Seattle, e sia la versione-sfottò di Smells Like Teen Spirit a Top Of The Pops sia l’alternativo Unplugged in New York verranno poi considerati alcuni degli esempi migliori delle espressioni live dei Nirvana.

Smells Like Teen Spirit resta ancora oggi la canzone più cantata e amata dei Nirvana e più in generale del grunge. Il testo di quella canzone lancia un messaggio ben preciso, di rassegnazione e confessione dell’inadeguatezza della generazione giovane nella società degli anni ’90. È stata definita la “rivoluzione apatica” di Kurt Cobain. Il significato completo della canzone è raccontato qui.

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