Quelli come Stan Lee ci ricordano quanto siamo piccoli

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Ogni tanto la scomparsa di un grande protagonista della cultura impone qualche riflessione sui tempi contemporanei. La recente, triste, notizia della morte di Stan Lee è uno di quei casi. Perché dà modo di aumentare il senso di vuoto che quest’epoca trasmette.

Tutti i grandi miti del novecento sono in via di estinzione, dalla musica al cinema dall’arte alla letteratura. Il problema fondamentale è che all’orizzonte non sembrano profilarsi più talenti riconducibili alla categoria inventata da Harold Bloom, il Genio. La cultura è sempre stato il bacino dove trovare persone che uscissero fuori da qualsiasi gamma di giudizio, sia nello stile che nella vita privata. Ora che invece, seguendo il discorso aperto da Galimberti tanti anni fa, la techne ha dominato il mondo, c’è posto solo per piccoli fenomeni di mestiere, che sempre più si accontentano di eseguire più che inventare. Stan Lee era uno degli ultimi sopravvissuti della sua razza. Per spiegare la sua imponenza, mi viene spesso in mente il paragone con un altro grande personaggio, il nostro amatissimo Gian Luigi Bonelli.

Immaginandomi già qualche sopracciglio inarcarsi, mi spiego meglio. Cosa accomuna questi due titani del fumetto? Ad un primo livello di lettura, possiamo dirla così: scrittori versatili e produttivi assieme, con una qualità sempre mediamente alta, sono frutto di un periodo d’oro dell’arte. Lee e Bonelli erano capaci di passare dallo scrivere una storia western a una horror, dalla fantascienza al giallo, senza perdersi mai nei dettagli, ma producendo sempre storie fresche e appaganti. Le leggende poi sulla loro capacità quasi mitica di produrre storie di personaggi anche in parallelo lascerebbero esterrefatti i fumettisti odierni, ai quali servono mesi per creare una storia e disegnarla, con esiti oltretutto ben miseri. Stan Lee e Jack Kirby lavoravano dodici ore al giorno, scrivendo e disegnando in contemporanea nella stessa giornata tavole dell’Uomo Ragno, dei Fantastici Quattro, di Thor. E va specificato che, parliamo di personaggi creati quasi tutti ex novo, che andranno a formare il cosmo Marvel che conosciamo oggi. Vi stupireste dell’elenco di eroi creati da Gian Luigi Bonelli prima di inventare quel Tex che resterà per sempre tra gli immortali del fumetto. Lui e Aurelio Galeppini portarono avanti quasi da soli l’intera casa editrice per i primi dieci anni di vita.

Certo quei personaggi oggi dimenticati non reggono forse il confronto con gli eroi Marvel, ma ricordiamoci che Bonelli ha dovuto superare gli ostacoli di un paese come l’Italia, ancor oggi bigotto e arretrato culturalmente.

Il secondo punto di unione tra i due è il loro aspetto imprenditoriale, frutto di un titanismo che guardava a fenomeni come Henry Ford in America. Persone capaci di creare da zero un impero mondiale. Se però questo fenomeno lo proiettiamo in campo culturale capirete quanto sia immensamente grande il valore di Lee e Bonelli. Nell’arte, al contrario di quanto si crede, è quasi impossibile diventare giganti partendo da zero, persino in America. E invece Lee e Bonelli, partendo dal nulla, sono riusciti a creare cultura ed a renderle realtà produttive. Di nuovo, immaginando gli scettici, li anticipo. Se vi sembra piccola la Bonelli rispetto alla Marvel, provate a pensare cosa deve essere stato costruirla da zero in Italia. Noi abbiamo avuto altri manager creativi del fumetto, da Luciano Secchi (in arte Max Bunker) con Alan Ford alle sorelle Giussani di Diabolik, passando per la EsseGesse del Comandante Mark, ma nessuno di loro è paragonabile alla Bonelli. Se Gian Luigi fosse nato in America probabilmente avrebbe potuto competere con la Marvel. Noi pensiamo che le opportunità siano un mito, ma i fatti stanno lì a dimostrare che queste esistono veramente, ma non in Italia.

Già prima della Marvel di Lee c’erano stati due fenomeni del fumetto che avvalorano questa tesi. Dal lato supereroistico già la DC Comics aveva dimostrato che si poteva divertirsi e far divertire ma anche renderla un’attività redditizia, creando un mondo di idee brillanti e produttive, con eroi che resteranno nel mito da Batman a Superman. Ma anche al di fuori degli eroi in calzamaglia un altro grande manager, Walt Disney, aveva inventato un intero cosmo, da Paperino a Topolino, ancor oggi ricco e vitale. Se pensate che adesso la Disney ha comprato addirittura la Marvel, capirete meglio il titanismo americano e la nostra piccolezza.

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