I cibi più disgustosi del mondo

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C’è un museo che sta per aprire a Malmö, fondato da uno psicologo e dedicato a un tema destinato a coinvolgere i curiosi di tutto il mondo: i cibi più disgustosi che esistano. Provenienti da ogni angolo dei sette continenti, caratterizzati prevalentemente da odori difficili da sopportare, il Disgusting Food Museum sarà aperto solo temporaneamente, da Ottobre a Gennaio, e servirà a far conoscere ai visitatori di cosa è capace la natura e la culinaria umana.

Quelli che seguono sono i cibi menzionati dal sito ufficiale del museo, tra gli oltre 80 presenti sotto vetro tra le stanze dell’esposizione. È consentito prendere nota e fare un tentativo, per mettere alla prova il proprio stomaco.


Surströmming (Svezia)

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L’aringa parzialmente fermentata del Mar Baltico, considerata uno dei cibi più maleodoranti del mondo. Viene trasportata in barattoli di latta, che tendono a gonfiarsi per via del processo di fermentazione interrotto. Chi l’ha mangiata suggerisce di aprire la latta solo all’aperto, per via del fortissimo odore.


Casu marzu (Italia)

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Il celebre formaggio di capra prodotto in Sardegna e divenuto famoso in tutto il mondo per la massiccia presenza di larve di mosca del formaggio (vive) come parte integrante della forma. Per mangiarlo bisogna stare estremamente attenti ad evitare le larve: la pena per i distratti è una serie di lunghi dolori di stomaco.


Hákarl (Islanda)

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Un piatto tipico della cucina islandese che consiste in pezzi di “squalo putrefatto”, passato attraverso un trattamento speciale per renderlo commestibile. La carne fresca di squalo infatti è tossica, perché gli squali non hanno un sistema urinario come i mammiferi. Lo Hákarl ha un odore di ammoniaca simile ai prodotti per la pulizia di casa, e viene sottoposto ai turisti in Islanda come sfida.


Cuy (Peru)

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Il porcellino d’India arrostito è una specialità della cucina peruviana senza particolari odori nauseabondi. Dicono che abbia un sapore simile al pollo, solo molto più consistente e grasso. Il vero limite da superare, in questo caso, è la prova visiva: si tratta di avere un grosso criceto intero sul piatto.


Balut (Laos)

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Prendi un uovo inseminato di anatra e non aspettare che l’embrione cresca e riesca a rompere il guscio: buttalo in pentola e lascia che venga lessato nel suo stesso liquido. Lo fanno in diversi stati asiatici, tra cui Laos e Cambogia, ed è normalmente mangiato con una birra. I paesi asiatici fanno uso massiccio di questa pietanza, nonostante il suo consumo sia considerato immorale per gli animalisti.


Durian (Tailandia)

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Il durian è un normale, naturalissimo frutto. Anzi, nelle regioni del sud-est asiatico è considerato “il re dei frutti”. Le reazioni al gusto variano da persona a persona: c’è chi riesce a percepirne il sapore e lo apprezza, c’è chi trova che il fortissimo odore (simile a cipolle andate a male) renda impossibile concentrarsi sul gusto. In molti hotel della zona è vietato introdurli in camera per via dell’odore, impossibile da disperdere.


Pene di toro (Cina)

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Il toro è uno dei tanti animali di cui si mangia il pene in Cina, e ci sono interi ristoranti specializzati in tale pietanza. Le modalità di consumazione sono diverse: arrostito, bollito, persino crudo. Si dice che aiuti la virilità, ovviamente. La consistenza morbida è la vera barriera psicologica da superare.


Tofu puzzolente (Cina)

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Nella sua variante “stinky”, questo tofu viene lasciato in una salamoia di latte fermentato, verdure e carne, che gli dona un odore molto forte. In Cina è venduto nei mercati notturni, come uno snack da mangiare a mano, non nei ristoranti. Dicono che faccia odore simile a quello di piedi sporchi, o di immondizia in decomposizione.

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