L’uomo che recitò ne L’Esorcista e poi divenne un serial killer

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L’Esorcista è probabilmente il film horror più famoso di tutti i tempi, il capolavoro definitivo sulle possessioni demoniache la cui supremazia all’interno del genere non è mai stata minimamente intaccata dalla serie infinita di cloni e sequel che hanno tentato di cavalcare la sua onda. Come ogni horror che si rispetti, il film di William Friedkin è entrato nella storia del cinema sia per la sua portata estremamente innovativa (con trovate di regia ed effetti speciali mai visti prima, che all’epoca terrorizzarono chiunque) che per una lunga serie di aneddoti e leggende metropolitane legate alla sua travagliata produzione, che sarebbe stata colpita da una lunga serie di incidenti avvenuti durante e dopo le riprese. L’aspetto più inquietante legato alla realizzazione di questo film però è un altro, che riguarda la presenza in scena di un attore non professionista che di lì a qualche anno sarebbe stato al centro di un’inchiesta su alcuni fatti estremamente cruenti che sconvolsero gli ambienti gay newyorkesi.

Questa breve scena è considerata da molti spettatori una delle sequenze più disturbanti dell’intero film, è un esempio perfetto dell’eccezionale attenzione del film verso la dimensione sonora come elemento terrificante tanto quanto le immagini, e poi è estremamente realistica: Friedkin fu infatti selezionato alla regia anche in virtù della sua esperienza di documentarista, che sfruttò per trasmettere al film un certo senso di realismo che ha fatto (e continua a fare) la sua fortuna e che risulta estremamente credibile specialmente nelle scene riguardanti i controlli medici, in questo caso particolarmente invasivi e sgradevoli. Per ottenere il massimo grado di realismo, Friedkin chiese ed ottenne di filmare la scena in un laboratorio della facoltà di Medicina della New York University, servendosi di un vero neuropsichiatria e di veri infermieri: l’infermiere che vediamo assistere Linda Blair in questa scena è un tecnico radiologo di nome Paul Bateson, che Friedkin ricorda per essere stato “il primo giovanotto che ho visto con un orecchino e un bracciale in pelle al polso, un ragazzo simpatico e amichevole.” Pochi anni dopo, quel simpatico ragazzo sarà incarcerato per un cruento omicidio e sospettato per altri sei casi simili.

È il 1977 quando la comunità gay di New York City viene sconvolta da alcuni efferati delitti che sembrano portare il marchio di un serial killer. Gettati nel fiume Hudson, alcuni sacchi per cadaveri contenenti resti umani orrendamente mutilati vengono ritrovati sia sulle rive del New Jersey che nei pressi del World Trade Center: da alcune targhette posizionate sui sacchi con incisa la scritta “Proprietà della New York University, dipartimento di Medicina e Chirurgia” la polizia inizia a restringere il campo delle indagini, mentre una serie di altri indizi porta a supporre che le vittime (alcune delle quali non vengono identificate con certezza) siano omosessuali che frequentano i locali gay del Greenwich Village, prima adescati dal loro aguzzino e poi barbaramente uccisi e smembrati.

Il caso viene parzialmente risolto quando il 23 settembre dello stesso anno la polizia arresta Paul Bateson per l’omicidio di un noto critico cinematografico di nome Anderson Verrill, trovato morto nel suo appartamento: secondo le ricostruzioni e la confessione dell’omicida, Bateson e Verrill si sono incontrati in un bar del Greenwich Village e si sono recati nell’appartamento della vittima nel quale, dopo aver avuto un rapporto sessuale, Bateson avrebbe tramortito Verrill colpendolo alla testa con un una padella prima di accoltellarlo a morte. Fortemente sospettato di essere l’autore degli altri omicidi irrisolti, Bateson viene condotto nel carcere di Rikers Island. Il caso viene riportato sui giornali e salta agli occhi di William Friedkin, che in quel momento sta iniziando i preparativi per il suo film Cruising, tratto dal romanzo omonimo del 1970 scritto da Gerald Walker, che racconta proprio la storia di un’indagine riguardante il ritrovamento dei cadaveri di alcuni omosessuali nel fiume Hudson. Sconvolto sia dalla similarità tra le vicende reali e quelle del film che si sta apprestando a dirigere che dall’identità dell’assassino, il regista (che non è certo intenzionato a rinunciare alla sua ossessione per il realismo nel suo cinema) riesce a rintracciare l’avvocato di Bateson e a fissare un incontro con l’uomo nel carcere di Rikers Island.

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Le pagine dei giornali dedicate a Paul Bateson

Durante il loro incontro, Friedkin chiede a Bateson se abbia commesso anche gli altri omicidi per cui è sospettato, ma l’uomo dice di ricordare distintamente solo quello di Verrill e che la polizia gli sta mettendo pressione per confessarne altri, in modo da poter avere grandi titoli sui giornali, in cambio di uno sconto di pena. Durante la detenzione e il processo, che avviene nel corso del 1978, Bateson confessa di essere un omicida seriale e di aver adescato e successivamente ucciso le sue vittime per puro divertimento. Nonostante la confessione non vi sono sufficienti elementi per accusare direttamente Bateson degli altri omicidi, questo perché all’interno dei sacchi per cadaveri rinvenuti lungo le rive del fiume non vi erano i corpi delle vittime ma solo alcuni resti di essi: casi del genere non vengono direttamente classificati come omicidi ma come C.U.P.P.I. (Circumstances Undetermined Pending Police Investigation) e di conseguenza il caso resta solo parzialmente risolto, nonostante lo stesso Bateson abbia ammesso ulteriori omicidi rispetto a quello di Anderson Verrill.

Condannato nel 1979 ad una pena compresa tra i vent’anni e il carcere a vita, Bateson (classe 1939) ha scontato una trentina d’anni di pena prima di essere rilasciato e oggi, secondo le parole dello stesso Friedkin che ha recentemente parlato del caso, “vive da uomo libero”. Cruising esce nelle sale nel 1980 ma, nonostante un cast di prim’ordine che vede Al Pacino e Karen Allen tra i protagonisti, si rivela un grosso insuccesso che colleziona recensioni negative (e addirittura tre Razzie Award, gli anti-Oscar) e fa infuriare la comunità gay che accusa il film di trasmettere un messaggio omofobo.

Oggi il film è stato ampiamente rivalutato dal pubblico e dalla critica, mentre L’Esorcista rimane l’intramontabile cult movie che è sempre stato fin dall’inizio, la cui visione oggi è arricchita dalla conoscenza di questa singolare ed inquietante coincidenza: anche se in una forma diversa rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare, il male era realmente presente sul set del film ed è stato spaventosamente vicino alla sua protagonista.

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