BoJack Horseman: la quinta stagione sorprende ancora

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Che BoJack Horseman sia una delle migliori serie originali di Netflix è ormai parere condiviso da molti, così come il fatto che la qualità dello show sia aumentata di continuo fino agli eccezionali capitoli conclusivi della quarta stagione, dove venivamo a conoscenza di una serie di rivelazioni strazianti sul passato della famiglia Horseman che ponevano sotto una nuova luce quello che fino a quel momento era stato uno degli elementi di maggiore comicità di tutta la serie, il tragicomico rapporto tra BoJack e sua madre Beatrice. Il timore era che giunti alla quinta stagione ci si sarebbe trovati di fronte al salto dello squalo, quel momento in cui il livello dello show comincia inesorabilmente a calare, dopo un lungo periodo di crescita o stabilità: è accaduto con House of Cards lo scorso anno, ben prima della cacciata di Kevin Spacey, ed è accaduto con numerose altre serie anche prima di giungere ad una quinta stagione. Due giorni prima del debutto su Netflix dei nuovi episodi, l’accoglienza critica registrata da Rotten Tomatoes segnalava il 100% di recensioni positive, facendo pensare che il livello qualitativo fosse rimasto quantomeno stabile, ma chiunque si sia lanciato in un accanito binge watching il giorno dell’uscita conferma che, ancora una volta, ci troviamo di fronte a un piccolo miracolo: la quinta stagione sorprende ancora. Ed è bellissima.

“The show must go on”, lo sanno molto bene i realizzatori della serie (che ad un certo punto di questa stagione giocano in maniera molto abile su questo concetto) e lo sappiamo noi spettatori. È lo show di BoJack Horseman, un uomo-cavallo con più difetti che pregi, una persona a tratti davvero orribile ma con la quale non possiamo fare a meno che identificarci dal momento che l’eterno ritorno dei suoi errori (che sembra essere destinato a ripetere all’infinito) lo rende familiare, a volte anche troppo. Quello che non potevamo aspettarci però era che, oltre ad andare avanti in maniera brillante come sempre, lo spettacolo riesce ancora una volta a sorprendere e a muoversi in direzioni inaspettate: quello che sembrava l’inizio di un rapporto destinato a cambiare in meglio l’esistenza del cavallo più famoso della tv (quello con la sorellastra Hollyhock) viene lasciato in secondo piano per la quasi totalità della stagione, entrando direttamente in scena solo negli episodi finali per prendere una piega molto diversa rispetto alla direzione che sembrava emergere nel season finale dello scorso anno. E non è certo l’unica svolta inattesa di una stagione (e di una serie) che delle svolte inattese ha fatto il suo perno. Un solo esempio: quando sembra che la sacrosanta fine del matrimonio tra la tormentata Diane e l’eterno bambino Mr. Peanutbutter stia per far sbocciare qualcosa tra lei e BoJack, ecco che la situazione cambia improvvisamente.

Ma qual è il segreto di questo show? Tralasciando l’idea geniale di unire animali antropomorfi ed esseri umani in una colossale ammucchiata nonsense che disorienta al primo colpo e diventa immediatamente familiare subito dopo, tralasciando la satira pungente sui meccanismi e sulle infinite contraddizioni del mondo dello spettacolo (in questa stagione ci sarà anche un accenno al movimento mee too, anche questo declinato in maniera geniale, dopo il racconto “profetico” delle vicende di Hank Hippopopalous tempo addietro), quello che funziona maggiormente in BoJack Horseman è l’idea principale di mettere in scena e fare interagire tra loro un pugno di personaggi fragili, contraddittori, bugiardi con sé stessi e con gli altri, perennemente alla ricerca di una felicità che sembrano sempre sul punto di sfiorare ma che non riescono mai ad afferrare pienamente. Una metafora impietosa della vita vera e dell’eterno vagare di tutti noi, in un mondo in cui non vince mai chi ha oggettivamente ragione, ma solo chi in quel momento risulta più simpatico agli altri. Lo show deve andare avanti, dopotutto: a noi non resta che metterci comodi ed essere spettatori della nostra stessa parodia, perché tanto troveremo sicuramente un personaggio con cui identificarci.

Oltre a tutto questo troviamo in questa stagione un’ottima trama orizzontale, che vede da un lato BoJack impegnato nella realizzazione del serial noir (quasi lynchiano) Philbert, tra una nuova fiamma e un percorso di miglioramento personale destinato naturalmente a riservare sorprese (si dice che la strada per l’inferno, in fondo, sia lastricata di buone intenzioni) e dall’altro i suoi storici comprimari intenti a cercare di dare una svolta alle proprie vite, chi con un difficoltoso percorso d’adozione, chi con idee imprenditoriali sempre più senza senso e chi con una relazione amorosa sbagliata dopo il naufragio di un matrimonio altrettanto sbagliato.

Il tutto ovviamente avviene all’interno di una cornice come sempre curatissima, tra continui rimandi alle stagioni passate, al mondo attuale, a film, attori e registi realmente esistiti ecc. Come sempre appaiono gag esilaranti sullo sfondo, durante le quali animali antropomorfi sempre diversi sono intenti a compiere azioni umane con le loro caratteristiche animalesche: stavolta ce ne sono talmente tante (e talmente ben nascoste) che è difficile individuarle tutte al primo colpo. Tra i dodici episodi che compongono questa stagione svetta indiscusso il maestoso Churro Gratis, il sesto, in cui vediamo BoJack impegnato in un incredibile monologo che occupa la quasi totalità della puntata (introdotta prima della sigla da un ottimo flashback), prima di un controcampo finale semplicemente da standing ovation, che riesce allo stesso tempo a distruggere e rendere epico quanto visto fino a quel momento. Da segnalare anche l’ottimo episodio successivo, “interno. Sotto.”, durante il quale un divertente espediente narrativo trasforma BoJack in una zebra, oltre naturalmente agli ultimi episodi che fanno da finale di stagione e che (ormai è una tradizione con questa serie) lasciano lo spettatore con una terribile voglia di vederne ancora.

Ora c’è ancora un anno da attendere per scoprire se il salto dello squalo è solo rimandato alla prossima stagione o se saremo testimoni di un altro piccolo miracolo televisivo: quello che è sicuro già da ora è che BoJack Horseman rimane la punta di diamante dell’animazione Netflix. E che tutti ne vogliamo ancora.

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