La canzone più triste di sempre secondo Spotify

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L’intelligenza artificiale è in continua evoluzione, si sa che ancora è largamente migliorabile e in molti ambiti i risultati non sono ancora perfetti. Ma proprio per questo, in questa era di mezzo in cui il livello di precisione si va facendo sempre più alto, è divertente vedere i risultati attuali in cui l’intelligenza viene usata per comprendere misure e qualità tipicamente umane. Come quell’ormai celebre Gloom Index che un data analyst ha applicato alle canzoni dei Radiohead per scoprire la più depressa che abbiano mai fatto.

Seguendo lo stesso indicatore di misura, la giornalista Miriam Quick ha eseguito una ricerca similare per identificare la canzone più triste (ma anche la più allegra) mai finita in cima alla classifica singoli Billboard, tra un totale di oltre mille esemplari. L’unità di misura usata è la stessa del Gloom Index di cui sopra, ossia una coppia di parametri numerici esposti dalla Web API di Spotify che indicano la “valenza” e “l’energia” di una traccia. Per valenza si intende la misura di quanto quella canzone sia positiva o negativa, secondo gli algoritmi interni di Spotify, mentre per energia si intende quanto quella canzone sia movimentata. Spotify usa tali parametri per costruire automaticamente le sue playlist relax, energiche, happy mood e così via.

La distribuzione delle tracce secondo questi due parametri è poi stata trasposta in forma grafica, seguendo un tipico modello psicologico a quadranti: le canzoni a energia bassa e valenza bassa si definiscono “tristi”, quelle a valenza bassa ed energia alta “arrabbiate”, quelle a valenza alta ed energia bassa “calme” e quelle con entrambi i valori alti “allegre”. Il risultato è la distribuzione che trovate di seguito:

canzoni_distr

Non sono visibili i titoli di ognuna delle mille canzoni presenti, ma dalla distribuzione si può già notare che le canzoni del quadrante allegro sono molte di più che negli altri quadranti, segno che una canzone allegra ha più possibilità di finire prima in classifica delle altre. In ogni caso la giornalista, nel suo articolo esaustivo pubblicato su BBC, ha identificato le seguenti cinque canzoni come le più tristi restituite dall’algoritmo Spotify.

  1. The First Time Ever I Saw Your Face – Roberta Flack (1972)
  2. Three Times a Lady – Commodores (1978)
  3. Are You Lonesome Tonight? – Elvis Presley (1960)
  4. Mr Custer – Larry Verne (1960)
  5. Still – Commodores (1979)

La canzone in cima a quella lista (quella di Roberta Flack, qui sopra) può in realtà essere definita come una ballata romantica, ma la sua estrema lentezza e il mood posato ha fatto sì che Spotify la identificasse come una canzone triste. Se dovessimo rifarci alle nostre sensazioni umane, forse l’unica di quelle tracce davvero triste è quella di Elvis Presley. Altrove l’algoritmo è più preciso, identificando canzoni come Hey Ya! degli Outkast o la Macarena come tra le più allegre, e Don’t Worry (Be Happy) come una delle più calme.

Spotify non ha ancora svelato come calcola i due parametri di energia e valenza e su cosa siano davvero basati, sebbene sembri affidabile il fatto che si basino su sensazioni medie percepite dagli umani. Quel che è certo è che gli algoritmi sono in costante fase di miglioramento. Chissà che un giorno diventino perfettamente affidabili, e saremo in grado di sapere inequivocabilmente quale sia la canzone più triste mai stata fatta. O quella più allegra, dipende da ciò che più vi interessa.

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