La triste storia della voce femminile in Gimme Shelter dei Rolling Stones

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Ci sono canzoni che vengono rese magiche da piccoli elementi, che all’inizio sembrano marginali ma che poi diventano il loro aspetto più identificativo. E spesso, dietro ci sono storie particolari che vale la pena raccontare. Un esempio è quella di The Great Gig In The Sky dei Pink Floyd, con la voce di Clare Torry venuta fuori da un provino che sembrava fallito, e che invece divenne una delle ascese vocali più celebri della storia del rock. Un altro esempio rimasto nella storia è quello di Gimme Shelter dei Rolling Stones e dell’urlo femminile presente nel ritornello. Un urlo che nasconde una storia con dei risvolti tragici.

Era l’autunno del 1969, i Rolling Stones erano in uno studio a Los Angeles per il mixing di Let It Bleed. Gimme Shelter aveva un testo crudo, per certi versi disperato, che parlava delle brutture del mondo e del bisogno di un rifugio (Shelter) in cui nascondersi quando non ce la fai più. Il ritornello ha un verso tagliente, che saranno in molti a cantare in futuro:

Rape, Murder
It’s just a shot away

Lo stupro, l’omicidio
È proprio dietro l’angolo

Mick Jagger racconta: “Eravamo a Los Angeles e stavamo mixando. A quel punto pensammo che sarebbe stato figo avere una donna che cantasse la parte dello stupro e dell’omicidio.” A quel punto il produttore Jack Nitzsche inizio a chiamare un po’ di contatti di cantanti femminili, nonostante fosse parecchio tardi. Finché il telefono a squillare fu quello di Merry Clayton: cantante professionista con diverse collaborazioni importanti tra cui The Supremes e Elvis Presley, che aveva fatto parte anche del gruppo di cantanti di supporto a Ray Charles, i Raelettes. E che a quell’ora era a letto, in pantofole, incinta e pronta per prendere sonno. Questo è il suo racconto:

“Ero a casa, era quasi mezzanotte. Ero sotto le coperte con mio marito accanto, e ricevo questa chiamata da Jack. Rispondo e lui mi fa “Merry, hai da fare?” Dissi “no, sto a letto”. E lui: “Beh sai, c’è questo gruppo che viene dall’Inghilterra e hanno bisogno di qualcuno che canti con loro. Adesso. Non riesco a trovare nessun altro. Non è che verresti?” Io ovviamente dissi no, non ne avevo la minima intenzione. Mio marito a un certo punto mi strappò la cornetta dalle mani e si infuriò con Jack. “Mia moglie è incinta, ti sembra questa l’ora di chiamare?” Parlarono un po’, fatto sta che Jack portò mio marito dalla sua parte. Alla fine fu mio marito a convincermi. “Tesoro, dovresti proprio andarci, sai?”

Rimase in pigiama e bigodini. Si mise un cappotto, scese in strada e trovò la macchina ad aspettarla per portarla in studio. Non sapeva nemmeno chi fossero i Rolling Stones. Le fecero sentire la canzone, le chiesero di cantare la parte sullo stupro e l’omicidio. Dovettero convincerla, quel testo non era nelle sue corde. Era la figlia di un reverendo cristiano. Ma, come ha raccontato di recente al Queen Latifah Show, a un certo punto si mise a pensare alle brutte notizie che si leggevano nei giornali ogni giorno, e fu come se qualcosa si impossessasse di lei. Cantò una prima volta. Poi dovette sedersi, per il peso del bambino che portava in grembo, e fece una seconda e una terza prova. Il risultato è isolato nell’estratto che trovate qui sotto. Si può sentire la voce che le si rompe, dallo sforzo o dall’emozione, e gli urli di soddisfazione dei Rolling Stones a sentirla.

Il resto è storia. Quella fu la performance di maggior successo della sua carriera, e diventerà una delle tracce rock più popolari di sempre. Ma Merry ricorderà quella notte in modo ben diverso, per quel che di tragico accadde dopo: tornò a casa e ebbe un aborto spontaneo, in cui perse il bambino. La leggenda vuole che quell’uscita notturna e lo sforzo di cantare quel pezzo ebbero un ruolo decisivo. Per lungo tempo non ebbe la forza di riascoltare se stessa in quella canzone, per via dei brutti ricordi di ciò che accadde quella notte. Quasi fosse un sacrificio che lei non avrebbe mai accettato, forzata dagli eventi e dalle persone che la circondavano.

Nel 1986, diciassette anni dopo, dichiarerà al Los Angeles Times:

“È stato un periodo molto, molto buio. Ma Dio mi ha dato la forza di superarlo. Ho capovolto quelle sensazioni. Le ho trasformate in vita, amore ed energia e le ho redirette in una nuova direzione. Oggi riascoltare o cantare Gimme Shelter non mi disturba più. La vita è breve e non posso viverla guardando all’indietro.”

Non ci è dato sapere se dopo quella notte, è mai stata chiamata nuovamente di notte per cantare. Molto probabilmente non avrebbe acconsentito.

Oh, a storm is threat’ning
My very life today
If I don’t get some shelter
Oh yeah, I’m gonna fade away

Oh, una tempesta sta minacciando
La mia stessa vita oggi
Se non trovo un buon rifugio
Finirò per dissolvermi

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