Il giorno in cui Google Translate lanciò profezie apocalittiche

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È accaduto la scorsa settimana, con gli utenti di mezzo mondo che si sono appassionati intorno a una serie di strane traduzioni offerte da Google Translate da una manciata di lingue minori (soprattutto somalo, hawaiano e maori), quando gli si inseriscono determinate sequenze ripetute di parole. Il caso più clamoroso succedeva se si scriveva la parola “dog” ripetuta sedici volte e poi si traduceva dal maori all’inglese. Il risultato era: “L’Orologio dell’Apocalisse segna le dodici meno tre minuti. Stiamo vivendo personaggi e sviluppi drammatici nel mondo, che indicano che ci stiamo avvicinando sempre di più alla fine dei tempi e al ritorno di Gesù.

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Quello di inserire stringhe insensate sul traduttore di Google alla ricerca di risultati particolari è in realtà un simpatico gioco che va avanti nel web da mesi. Esiste un forum dedicato su Reddit in cui gli utenti postano le cose più particolari, alterando parole o separandole con spazi in modo cadenzato. Ci sono anche esempi piuttosto esilaranti, come quello che ha tradotto “w hoc o nt rolst h ew o rld” (“c hic o ntrolla i lm o ndo”) vedendosi rispondere: “questo è il tuo ruolo”.

Ma quanto successo nei giorni scorsi ha avuto pieghe più religiose, con Translate che sempre più spesso produceva frasi che sembravano prese dai testi sacri classici. Un paio di altri esempi erano stati ricavati traducendo dall’irlandese all’inglese, con frasi risultanti del tipo: “Dal momento che il nome del Signore era scritto in lingua ebraica, era scritto nella lingua della Nazione Ebraica.”

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Ora il problema sembra stato risolto, e se provate adesso ottenete traduzioni ben più normali. Tra le ipotesi che provavano a spiegare questo fenomeno ne sono state formulate anche un paio “complottistiche”, sicure che il traduttore avesse accesso ai messaggi privati scambiati dagli utenti sui sistemi Google. Gli esperti Google, però, hanno spiegato che dietro ai meccanismi di traduzione ci sono complicati algoritmi di apprendimento artificiale, con una base di conoscenza spesso basata su testi sacri come la Bibbia. Se si danno input senza senso a una macchina, gli algoritmi tendono in maniera naturale a identificare l’ordine all’interno del caos, e il risultato che espongono è la loro migliore ipotesi sensata sul messaggio insensato ricevuto. Ovviamente ciò può succedere soprattutto con le lingue per le quali la base dati è più ridotta e l’esperienza di traduzione limitata, come appunto il somalo o l’hawaiano.

Nessun easter egg o errore intenzionale, dunque. Ma Luglio 2018 resterà il mese in cui Google Translate annunciò l’ora dell’Apocalisse e il ritorno del Messia.

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