La composizione per violino più difficile mai stata fatta

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Non esiste una classifica oggettiva o un’unita di misura univoca, ovviamente, e la difficoltà può comunque essere una caratteristica soggettiva, spesso disconnessa dalla complessità percepita da chi ascolta. Ma è pacifico che ci sono composizioni più semplici e altre che ti fanno sudare sette camicie in fase di esecuzione. Quelle che hanno dato filo da torcere agli studenti di musica sono molteplici, ma il mondo è più o meno d’accordo che i pezzi per violino più complessi mai stati composti sono stati fatti dai due più grandi virtuosi del violino mai esistiti: Niccolò Paganini e Heinrich Wilhelm Ernst, vissuti entrambi in Europa nell’Ottocento.

Il primo è sicuramente il più famoso, probabilmente per via di un’irripetibile mix tra abilità pratica, raffinatezza delle composizioni e capacità di creare storie intorno a sé. Girava l’Europa come una vera rockstar moderna, la sua presenza era in grado di far lievitare i prezzi dei biglietti alle stelle, e la sua velocità al violino era tale che non erano pochi a crederla frutto del suo scellerato patto con Diavolo. Era pallido, scarno per via della sifilide, e aveva dita lunghissime, si dice a causa di una particolare patologia. Le sue esibizioni finivano sempre per rompere quasi tutte le corde del suo violino: alla fine restava solo quella di Sol, da cui viene la sua fama circa l’abilità con quella specifica corda. Dicevano anche che le corde del suo Stradivari fossero state fatte con le viscere di una delle sue amanti. Ma al di là delle storie intorno alla sua figura, Paganini era davvero un musicista inimitabile e i suoi Capricci uniscono la sua grande sensibilità alla composizione alle enormi difficoltà d’esecuzione, che alimentavano le voci che solo lui fosse in grado di eseguirle. Il Capriccio n. 24, l’ultimo, è il più famoso e uno dei più spettacolari. È quello a seguire. Non stupitevi nel vedere quanto bruscamente si muove Alexander Markov, il violinista del video: per la difficoltà dell’opera, è praticamente immobile.

Heinrich Wilhelm Ernst fu anch’esso una star della scena musicale europea di quel periodo, ma per diverse ragioni la sua fama non gli sopravvisse. Considerato da tutti l’unico successore possibile di Paganini (era di trent’anni più giovane), era arrivato ad affittare la stanza adiacente alla sua per poter ascoltare prima di tutti i lavori non ancora pubblicati dal suo idolo. Ne aveva ereditato tutte le caratteristiche compositive e di esecuzione, compresa quell’abitudine a inserire suoni pizzicati da eseguire con la mano sinistra, mentre la destra continuava imperterrita la propria melodia. Il pezzo considerato più difficile da comporre tra i suoi è quello delle variazioni su The Last Rose of Summer. La performance qui sotto è molto celebre tra i violinisti, e valse la consacrazione definitiva  di Midori Goto, a soli 19 anni. In certi frangenti non ci si spiega come sia possible che tutti quei suoni provengano da un violino solo.

Il dibattito su quale tra queste due sia più difficile da suonare è ancora aperto, e probabilmente mai si chiuderà. C’è stato un tempo in cui in Europa gli esseri umani capaci di suonare pezzi di tale difficoltà erano pochissimi, e avere la possibilità di assistere dal vivo a una delle loro performance era un evento straordinario da una volta nella vita. Oggi possiamo vederli praticamente tutti, su Youtube, ed è una ragione per essere riconoscenti alle possibilità offerte dalla rete e la tecnologia.

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