The Family Tree, la trilogia del sangue malvagio firmata Radical Face

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Radical Face è il progetto principale, perlopiù solista, tra i tanti di Ben Cooper (Electric President su tutti). Dopo l’autoprodotto Junkyard Chandelier e il fortunato Ghost, Cooper si imbarcò nella scrittura e registrazione di The Family Tree, una monumentale epopea in tre album che racconta la storia della famiglia Northcote dal XIX secolo in poi. La trilogia si compone di The Roots, 2011; The Branches; 2013; The Leaves, 2016; più un quarto, The Bastards, che raccoglie gli EP pubblicati tra un disco e l’altro.

Musicalmente, The Family Tree si presenta come un indie folk con melodie molto morbide, sezioni ritmiche variegate e la malinconica voce di Cooper come solista e accompagnamento. A parte un suono più pulito e raffinato in The Branches, c’è una forte unità tra i primi due capitoli, grazie alla scelta di usare unicamente strumenti presenti già nel diciannovesimo secolo. Alcune scelte tecniche, tra cui l’introduzione di elementi elettronici, una maggiore presenza di sezioni strumentali ed un suono più elaborato, rendono invece The Leaves un lavoro generalmente più eterogeneo.

Ciò che davvero rende The Family Tree unico è però la storia raccontata, con il suo simbolismo.

La saga dei Northcote è narrata in prima persona da vari membri della famiglia, a partire dai fratelli William e Victoria. William ha trasmesso ai suoi discendenti il carattere violento che lui stesso ha ereditato dal padre, mentre il ramo della famiglia di Victoria possiede delle doti sovrannaturali (poi trasferite anche ad uno dei discendenti di William mediante una trasfusione): chi vede e/o sente i defunti, chi cammina sulle acque nel sonno, chi è in grado di curare la leucemia succhiando il sangue, chi predice il futuro. I membri della famiglia che possiedono una di queste doti vengono chiamati “crooked” (sghembi o deformi), che è una delle parole chiave di tutta la trilogia. I “crooked” sono generalmente malvisti dalla società in cui vivono e sono spesso allontanati, isolati o perseguitati. La scelta del termine probabilmente non è casuale, essendo un sinonimo di omosessuale: lo stesso Cooper fu cacciato di casa dal patrigno a 14 anni dopo aver detto alla famiglia di essere gay.

I tratti peculiari di entrambi i rami sono trasmessi attraverso il sangue ed il nome, nella cui unione sono inscritti tanto l’identità quanto il destino di ognuno (il pezzo di apertura della trilogia è infatti intitolato Names). Questo determinismo a cui è impossibile sfuggire riappare in varie occasioni: “I miss you/ but there’s no coming home/ with a name like mine” (Ghost Towns); “the dirty walls/ We smear our names in them/ Dirt we find beneath our nails/ Can’t be scrubbed from our tired hands, never clean/ We’re never clean” (The Gilded Hand, forse il pezzo più potente della trilogia).

La forza dell’unione sangue/nome viene esplicitata in una delle tre tracce in cui il narratore è lo stesso Cooper, la struggente Bad Blood: “Took a river of bad blood/ But now I see where we came from/ Can’t grow a proper branch when half the trunk is rotten”. In The Leaves, il significato del “crooked kind” acquisisce un significato più ampio, per dei motivi personali che hanno portato il terzo capitolo della trilogia a differenziarsi dai precedenti anche nella sostanza. Nel 2015 Cooper adottò una nipote che era stata vittima di violenza familiare; il “crooked kind” diventa così una metafora degli ultimi, dei reietti in generale.

L’ambientazione a cavallo tra otto e novecento e la narrazione in prima persona di vari personaggi, così come la loro reazione ai pregiudizi e ai costumi della società, avvicinano The Family Tree all’antologia di Edgar Lee Masters, Spoon River, e a The Sound and the Fury di William Faulkner, altra saga familiare, a cui si aggiunge un elemento di realismo magico. Gabriel García Márquez è una delle fonti di ispirazione della trilogia, e la sua influenza è evidente non solo in quanto saga di una famiglia dalle caratteristiche sovrannaturali, ma anche nel rapporto quasi magico tra fratelli che trascende la morte (soprattutto i personaggi di Severus e Stone, reminiscenze di Aureliano Segundo e Arcadio Segundo in Cien Años de Soledad).

Di fatto, altri due temi molto importanti e spesso in relazione in The Family Tree sono la nostalgia per la serenità dell’infanzia e il rapporto tra fratelli. Tra i tanti discendenti dei Northcote sono presenti varie coppie di fratelli, di cui uno spesso muore o scompare. Anche questo è un tratto autobiografico di Cooper, che infatti dedica una delle canzoni in The Bastards, Nightclothes, alla memoria della sorella Hannah.

Per quanto sia passato perlopiù inosservato al grande pubblico, The Family Tree merita un ascolto approfondito, soprattutto se accompagnato dai testi e dal bellissimo sito, una mappa che spiega la relazione tra i vari personaggi con le spiegazioni dell’autore. Sebbene non originalissimo musicalmente e decisamente molto lungo (quasi 3 ore, includendo The Bastards), il viaggio catartico di Ben Cooper offre una sensibilità, una profondità ed una ricchezza di contenuti rare nel panorama odierno.

Miguel Forti

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