Smetto Quando Voglio: quando il buon cinema è in casa nostra

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Il cinema italiano, si sa, degli ultimi trent’anni è sempre stato un po’ come quei ragazzi che alle superiori fanno bene ma si dovrebbero applicare di più. Un po’ per questioni di budget, un po’ per questioni di idee, un po’ per scarsa voglia e, ammettiamolo, un po’ perché fare il solito vecchio film di natale con tradimenti e battute che non farebbero ridere nemmeno l’albero con le lucine intorno è molto più facile (e siccome gli italiani continuano ad andarlo a vedere, nonostante la trama non esista e gli sketch siano sempre gli stessi, è un investimento sicuro).

Poi dal nulla cominciano a sbucare film coraggiosi, seri o meno, ma che nella loro ironia e nella loro comicità riescono a raccontare un pezzo d’Italia in modo diverso (vedere alla voce: Lo chiamavano Jeeg Robot).

Poi, dal nulla, sbuca questo ragazzo dell’81, che ha firmato già qualche cortometraggio e che alla prima opera sul lungometraggio si cimenta con una trilogia sul precariato italiano. E impara la lezione dalle serie tv e dai film migliori di Hollywood, costruendo un racconto cinematografico ironico e colmo di citazioni.

Lui si chiama Sydney Sibilia.
E la trilogia è Smetto Quando Voglio.

Ora non dite che Breaking Bad l’hanno già fatto e che hanno rotto le scatole con i remake. Perché questo non è Breaking Bad e non è un remake.

Certo, la citazione, l’idea principale, riprende quello del professore universitario che confeziona pasticche di droga. Ma qui la sceneggiatura è corale ed è portata avanti da una nutrita schiera di attori che sorprendono con prove ottime di recitazione. Gente che potreste vedere in una di quelle fiction di Raiuno basata sui banali sentimenti italiani, qui dimostra il proprio valore di attore che non lavora per se stesso o per una produzione, ma ai fini della storia.

Capitanati dal sempre bravissimo Edoardo Leo (che è perfetto sia nei ruoli del professore, dell’uomo fallito, sia in quelli del classico coatto romano), la Banda dei precari è formata da Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti e Libero De Rienzo. Una squadra di persone che cercano nella dimostrazione delle loro qualità il riscatto da ciò che non sono riusciti a dimostrare nella loro precaria esistenza.

Perché sì, si parla di precariato e anche in modo lucido. E se non stiamo qui a raccontarvi la trama, è perché pensiamo sia giusto che la scopriate voi (e poi perché non siamo Wikipedia).

Sappiate però che tra colpi di scena, scene d’azione ed esplosioni dei migliori (e sottolineo i migliori) film americani, la storia prenderà pieghe inaspettate.

Una sorpresa è la scrittura brillante della sceneggiatura che riesce a essere credibile e soprattutto a tratteggiare lungo i tre film le caratteristiche e le personalità di ogni singolo personaggio. E il fatto che i film siano stati girati per la maggior parte delle scene durante lo stesso periodo è un bene, che permette alla trilogia di non avere cali di storytelling.

Una menzione a parte va ai cattivi. Due attori sempre incredibili in ogni ruolo, che per l’occasione diventano parte seria di un film che unisce comicità e azione. Se da una parte “Er Murena” è interpretato dal versatile Neri Marcorè, con annessa cicatrice all’occhio e linguaggio romano puro, dall’altra Luigi Lo Cascio presta il viso a Walter Mercurio, che è l’antagonista per eccellenza e uno dei migliori cattivi della storia del cinema italiano.

Smetto Quando Voglio, quindi, è la prova che il talento non esiste solo in America o in Gran Bretagna. Anzi, il talento siamo noi. E forse è l’ora che ci accorgiamo di averlo e cominciamo a dimostrarlo.

Smetto Quando Voglio di Sidney Sibilia è su Amazon

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