Quello dei Chainsmokers è un bel disco e noi critici siamo delle brutte persone

Sapete, noi “critici” a volte siamo una brutta razza. Prendiamo l’arte con una serietà tutta particolare. Ci vediamo dentro delle ambizioni, delle missioni, dei risvolti generali verso storie, tempi, influenze ed effetti che spesso l’oggetto del nostro riflettere non ha mica. Ci esaltiamo, ci indigniamo, ci offendiamo, ci trastulliamo su cose che per il resto del mondo non sono altro che un disco, un film, un’opera come tante altre. Siamo dei pesantoni, insomma. Per cui capita spesso che ci imbattiamo in dischi come Memories… Do Not Open dei Chainsmokers, gli ultimi vincitori globali delle preferenze di ascolto musicali del pubblico web, e diventiamo i peggiori precisini antipatici del quartiere parlando di sound stucchevole, assenza di novità e necessità di tutta una serie diversa di robustezze e intenzioni.

Invece il resto del mondo, che rappresenta la quasi totalità del pubblico che ascolta musica, vede film, va ai concerti, ai musei e alle mostre, è completamente diversa da noi. Per fortuna. Voi non siete come noi, e per questo il mondo, noi compresi, vi ringrazia. Voi vivete l’arte in maniera libera e aperta, anche più di noi, inseguendo il puro istinto del piacere. Senza farvi troppe questioni sulla forma, la legittimità o l’utilità di questa o quest’altra espressione artistica. È per questo che i Chainsmokers sono così popolari. Come lo è Ed Sheeran, d’altronde, e tutti gli altri artisti della nuova generazione che han saputo interpretare l’esigenza moderna di evasione e leggerezza nella fruizione artistica. Perché hanno saputo proporre un sound semplice e libero da complicazioni e barriere di comprensione, fatto con elementi riconoscibili e trasmettendo solo sensazioni di facile positività.

E di fronte a tutto ciò, di fronte a un disco pop puro col giusto carattere moderno e senza alcuna ambizione di essere futuristico, noi critici sinceramente non serviamo a granché. Se siete dei normalissimi fruitori di musica, sapete già che i Chainsmokers vi piacciono, perché sono quelli che avete sentito alla radio e avete canticchiato per il resto del pomeriggio. Al massimo noi critici potremmo ipotizzare quali elementi possano aver prodotto il loro successo, come in questo caso può essere un pop cantato con messaggi di semplice ottimismo relazionale, l’inserimento di componenti elettroniche in maniera misurata così da non generare fastidi o difficoltà di accesso e un pianoforte qua e là a lubrificare il tutto. Ma anche quello, non vi serve mica. I tempi sono cambiati e voi della critica artistica pura avete sempre meno bisogno. Per cui è da ex-critici lamentoni con grande senzo di colpa e voglia di rivalsa per il nostro essere anacronistici che vi diciamo: quello dei Chainsmokers è un bel disco.

E il voto non ve lo diamo nemmeno. Quella è una cosa da critici.

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