Dobbiamo parlare del video di I Feel It Coming

È arrivato ieri, quattro mesi dopo l’uscita del brano come singolo ufficiale. Quattro mesi in cui I Feel It Coming è rimasta in sempreverde heavy rotation nelle radio di tutto il mondo, facendosi assorbire nelle melodie dell’immaginario musicale moderno come una crema idratante su un viso rugoso. C’è stato pure quell’articolo su Thump US dal titolo “Dobbiamo parlare di I Feel It Coming, il capolavoro per caso di The Weeknd e i Daft Punk“, giusto per lodare l’inspiegabile appeal che la canzone ha sulle orecchie degli ascoltatori di ogni livello, persino quando la testa dice “ma guarda che è una canzoncina mediocre“. E per motivazioni di simile natura, ecco, mi sa che noi dobbiamo parlare del video di I Feel It Coming. Il video in cui The Weeknd canta per 4 minuti la sua canzone in un desertico scenario alieno e poi alla fine arrivano i Daft Punk e fanno apparire i loro caschetti per otto secondi esatti (ed è standing ovation).

È un video brutto. Va detto con la stessa onestà del tipo di quell’articolo di cui sopra, che lo va ripetendo a proposito della traccia per tre capoversi, pur partendo dalla premessa che è la traccia pop perfetta. Il video è brutto per i paesaggi desolati, le luci usate in maniera quasi amatoriale, l’immagine sgranata, la totale assenza di elementi visivi che affascinino e quel modo vagamente dozzinale in cui The Weeknd si prende la scena come fosse un rapper anni ’90 (ma senza le donnine nude). Brutto non nel senso di scadente, insulso o sconsigliabile. Brutto nel senso di esteticamente sciatto.

Ma è un brutto che fa moda. Un po’ come ha fatto moda quell’estetica peculiare che vi avevamo già fatto notare circa il merchandising dei Daft Punk, che ha costruito la propria fama sul furbesco sfruttamento dell’estetica anni ’80/’90, facendosi paladini della vena nostalgica nascosta in ognuno di noi. “Così meravigliosamente retrò” (cit.). Come il video qui sopra, appunto. Che di provare colpi di scena, intuizioni particolari o mosse sensazionali se ne frega proprio. A lui importa solo riconfermare il proprio carattere in maniera semplice, rimarcare a tratto pesante il suo essere così instant classic ed evitare qualsiasi mossa rischiosa. Chissà che tra vent’anni a qualcuno non venga in mente di sceglierlo come uno dei video pop più rappresentativi del decennio.

E il fatto che un video del genere diventi un successo mediatico nonostante il suo essere video (ossia sequenza di immagini e musica combinate in maniera artistica) non abbia assolutamente nulla degno di rilevanza, è già da sé una notizia. Ed è perfettamente indicativo dello status che i due artisti coinvolti hanno in questo momento. L’uno (The Weeknd) autore di uno dei dischi più apprezzati e ben confezionati degli ultimi anni, capace di partorire singoli e far parlare di sé anche molto tempo dopo l’uscita. Gli altri (i Daft Punk) ormai stabili residenti dell’olimpo degli artisti intoccabili, con la propria eternità bell’e conquistata da tempo e un unico imperativo: scongiurare in ogni modo il pericolo di guastarla con le loro stesse mani.

E qual è il modo migliore per non fare errori? Facile: non fare proprio nulla. Non pubblicare troppo presto nuovi album, ad esempio, ‘ché  il rischio di scontentare qualcuno riproponendo una volta di troppo i loro marchi di fabbrica c’è sempre. E non fare mosse azzardate che diano troppo nell’occhio. Tipo limitarsi a farsi vedere giusto un attimino, in pastrano nero lungo, guardarsi l’un l’altro da dietro le visiere dei caschi e sfumare in dissolvenza. E anche per questa volta il pop si è espresso. Entrando tra le cose di cui ci ricorderemo a lungo, senza nemmeno farsene accorgere.

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