Five of a Kind: Charlie Goes To Paradise – Climax

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Tra le ultime realtà musicali nate nel nostro paese ci sono i Charlie Goes To Paradise, duo lombardo che ha debuttato sulla scena il mese scorso e di cui pertanto si sa ancora pochissimo. Certo, si sa che i membri provengono entrambi dagli studi al conservatorio, si sa che un primo album è già programmato per l’uscita a settembre e, ascoltando il primo singolo Divergent, si sa che i due ragazzi sono capaci di fare del buon pop di qualità. Ma circa il loro carattere, lo spirito e il background di partenza, non si sa praticamente nulla. Almeno fino a questo Five of a Kind, che ancora una volta serve a scoprire ed approfondire l’immaginario sonoro degli artisti (oltre che a condividere della buona e sana musica).

Infatti è qui che scopriamo il loro carattere perfezionista e la loro formazione eclettica. Li scopriamo tramite le tracce da loro scelte e i loro commenti, così precisi e appassionati verso le possibilità che la musica può offrire. Si presentano come una realtà professionale che sa quel che dice. Il tema da loro scelto è “climax” e non è esattamente la cosa più facile da sviluppare. Loro lo presentano così:

Quante volte si sente parlare di climax? Letteratura, retorica, teatro, cinema, ecologia… Anche la musica gode di questo meraviglioso apice di processo di crescita. Il termine deriva dal greco κλῖμαξ (klîmax), un sostantivo femminile singolare che tradotto nella nostra lingua significa “scala”. Le cinque tracce che seguono aiutano a capire l’enorme importanza che può avere l’uso adeguato di questo delicato meccanismo.

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Five of a Kind è la rubrica dove gli artisti parlano direttamente al pubblico. Five of a Kind è l’occasione per i lettori di scoprire e approfondire un artista e entrare in contatto con un tema proposto dall’artista stesso, mediante cinque tracce significative commentate con le sue parole. Entrare nei significati del sound elettronico e scoprirne le sfumature tramite un punto di vista autorevole: Five of a Kind è musica, passione e condivisione.


Hans Zimmer – The Wormhole

Hans Zimmer comincia il brano proiettandoci all’interno di una realtà che percepiamo fin da subito come qualcosa di difficile comprensione, proprio come un wormhole. Il climax, rappresentato dall’organo che pian piano si fa strada con registri sempre più intensi fino a sfociare in un accordo dal suono maestoso, ci dà l’impressione di trovarci di fronte ad una realtà che non ha più la venatura di ostilità nascosta nei primi secondi.

Il processo di scalata di Hans Zimmer ci porta a dimenticarci del senso di pericolo che aleggiava prima per arrivare a renderci immuni al rischio e stupiti di fronte a qualcosa di grandioso, e lo fa col suono di un organo che ci ricorda la potenza di questo strumento: un suono così intenso da distogliere il nostro cervello da tutte le distrazioni che avevano colpito il nostro orecchio. D’altronde, il pericolo ha il suo fascino.


Jon Hopkins – Breathe This Air (Asleep Version)

Questa è una particolare versione del brano Breathe This Air contenuto nell’album Immunity. Una traccia privata della ritmica techno che caratterizza gli ultimi lavori del compositore britannico. Il climax viene reso con un abile e giustificato arrangiamento che gravita sui due semplici accordi proposti dal pianoforte fin dall’inizio del brano. Un meccanismo senz’altro geniale per portare a focalizzarsi attentamente su pochi chiari elementi per poi accendere lo stupore dell’ascoltatore semplicemente continuando ad aggiungere materiale. Per un processo come questo, tuttavia bisogna saper gestire con singolare delicatezza e maniacale accuratezza ogni singolo suono.


Thomas Bergersen – Starchild

Il climax non sempre viene caratterizzato da un apice esplosivo nel quale convergono più strumenti. In questa traccia assistiamo ad un caricamento progressivo che insiste a minuto 1:04 per poi arrivare al suo culmine (1:11). Sembra quasi che il compositore ci voglia trascinare sempre più con impeto per poi lanciarci e farci volare sopra le nuvole, spinti solamente dall’energia esplosiva dell’intera sezione degli archi, per poi tornare giù in caduta libera (1:35). Una scelta del tutto comprensibile vista l’abilità di Thomas Bergersen di saper giocare con sonorità epiche.


Snarky Puppy – Lingus

È il ritmo sempre più incalzante dal minuto 4:18, questa volta, a fare da padrone per condurci nel climax. Qui non servono altre parole, la live performance dice tutto


Alexander Scriabin – Vers La Flamme, Op. 72

Alexander Scriabin fa di questa composizione per pianoforte solo un unico, grande climax continuo. È la fiamma che si alimenta bruciando con sempre più ardore e violenza.

La pericolosità di cui abbiamo parlato nella prima traccia, qui viene esasperata portando a estreme dissonanze e ad una percussività crescente. Non si tratta di un climax meccanico come avviene nelle precedenti tracce, ma bensì di un altro sottile stratagemma: in questo processo creativo è la psicologia a fare da carro. Siamo di fronte ad una composizione brillante, geniale. Tipico di Skrjabin.

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