Album: Låpsley – Long Way Home

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Sono fondamentalmente due i motivi per cui Låpsley è nota al pubblico di ascoltatori pop europei come la nuova Adele: il primo è la tendenza comune a comporre musica nei momenti più emotivamente rilevanti della vita, quando si sente l’esigenza di trasmettere le proprie sensazioni, positive o negative che siano (un po’ la critica che si muove alla perenne depressione di Adele, insomma); il secondo è effettivamente quello stesso stile classico, fondato sulla parte vocali ed esente da eccessi che si è eretto a moda di successo proprio dopo il debutto di Adele, che in effetti sì, coincide abbastanza.

Låpsley però ci tiene a far risaltare la propria identità e in realtà in questo paragone non ci sta. Secondo noi la verità è nel mezzo: lo stile non è una copia carbone (Låpsley ha un occhio più attento verso i suoni contemporanei, mentre Adele ama proprio collocarsi nella dimensione classica senza tempo) ma si rivolge fondamentalmente allo stesso settore di pubblico, raccogliendo presumibilmente gli stessi consensi. A noi il disco piace il giusto: un po’ stucchevole nei momento più malinconici, più efficace in quelli movimentati e positivi e con diversi motivetti che restano in testa. Il suo spazio Låpsley se lo merita.

6,5 / 10

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