Sleep di Max Richter: il Morfeo della musica

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Quando siamo in procinto di addormentarci, ci stiamo affidando al sonno, sperando che questo ci dia tregua e ci rigeneri ma anche che sia capace di alimentare la speranza di un risveglio che possa essere un nuovo inizio. In questo viaggio vorremmo qualcuno capace di accompagnarci alle soglie del mondo onirico, qualcuno di fidato che possa vegliare su di noi nella fase Rem più profonda, e, passata la notte, che ci stringa in un caldo abbraccio alle prime luci dell’alba. Questo fa Sleep di Max Richter, un Morfeo in note, un riuscitissimo esperimento musicale che dura otto ore ed è pensato per essere ascoltato mentre si dorme.

I suoni sono lenti, dilatati e lunghi, il ritmo è rilassante e rassicurante; accanto a noi sentiamo quasi il battito del cuore di chi amiamo mentre i suoni ci avvolgono come lenzuola di seta.

Sleep è la colonna sonora perfetta del sonno, o ancora meglio, è un invito a mettere in pausa per un momento le nostre vite indaffarate, specialmente in questo periodo storico dove siamo tutti di fronte a una pausa inaspettata e sgradita. È tutt’altro che facile adattarsi a questa nuova normalità, che ogni giorno porta nuova ansia a coloro che amiamo e a noi stessi.

Tedesco di nascita, studente a Firenze con Luciano Berio, Richter è l’esponente più brillante della creatura musicale nota come modern classical o neoclassica. Definirla non è semplicissimo, in quanto non è facile delimitarne regole o confini. Potrei descriverla come una musica elaborata da compositori con studi classici alle spalle che utilizzano, oltre alla strumentazione tradizionale (pianoforte e archi su tutti), strumenti elettronici, manipolazioni sonore e registrazioni ambientali. C’è poi un ingrediente meno definito che è più uno stato emotivo che questa musica è capace di generare, un mood malinconico e intimista che ci spinge a un ascolto nuovo, isolato e riflessivo. Nella sua musica convivono il post-minimalismo di Philip Glass, la musica ambient di Brian Eno e la classica contemporanea da Erik Satie a John Cage.

Oltre a Sleep  consiglio l’ascolto dell’album The Blue Notebooks, il suo capolavoro. I quaderni blu sono un lungo viaggio nella memoria, con pianoforti minimali che fanno da sfondo a giornate passate a scrivere sulla spiaggia, con il suono delle onde del mare e le letture di Franz Kafka e Czesław Miłosz a fare da cornice. Un concept album caratterizzato dal battito di una macchina da scrivere che raccoglie idee e pensieri consegnandoci un diario intimo ed emozionale, malinconico e catartico, perché la luce del giorno squarcia sempre anche le nebbie più fitte di un’umanità perduta.